Granada

A ormai più di una settimana di distanza dal ritorno in aereo, posso affermarlo con ancora più certezza di prima: GRANADA E’ MITICA!
Davvero una città stupenda, dalle due vite veramente intense e belle, che per fortuna ho vissuto con la miglior compagnia possibile. Ci sono un bel pò di cose che rimmarrano nella memoria in questa che è stata la prima e (ahimè) unica gita della classe.
Le cose da raccontare sono veramente tante, ma vi risparmio il tutto qui (se volete accennarne commentando nulla in contrario XD).
Dato che la prof di italiano ha deciso di rovinarci in parte la gita, ecco qui il lavoro che sono stato obbligato a produrre.
 
ATTENZIONE
Vi anticipo che chi ha già letto quello che sto per pubblicare ha commentato con un "tu sei pazzo". Io penso di non esserlo…poi ditemi voi. XD
 
 
 
 

   Il viaggio eroico che l’unita

compagine s’appresta a superare

comincia con un’irta e tosta salita,

senza vista, con alti fusti a schermare.

L’Alhambra, dalla non fiacca vita,

ancor nulla agli occhi lascia sperare.

Ma più s’avanza, più il fiato s’affossa,

e finalmente, innanzi a noi, la Rossa.

 

   Il verde, presente ancora, assume forme

che ricalcano quelle del grande castello,

ma l’alto fogliame non è altrettanto enorme,

né tantomeno sì ampio, canuto e bello.

Di arabi e cattolici seguiamo le orme,

però, al loro tempo, non v’era alcun casello.

A lor tributo si paga, e paghi or andiamo.

Dopo la salita, alla salita ci apprestiamo.

 

   In uno scenario da camera con vista

dal sentiero si vede il pallido vermiglio.

Il gruppo le porte principali conquista

ma: “Prego, la fila è al nascondiglio”.

L’organizzazione, quando poi ci avvista:

“tutti zaino in vista”; e con modesto piglio

entriamo nell’Alhambra. “E che non cada

l’occhio dalla vetta di Granada!”

 

   L’ammonimento dei nostri professori

ci mette innanzi una grave croce.

In questa babele sono i soli oratori,

chè d’altre lingue non si sente voce.

Oddio, di turisti e viaggiatori

la presenza è assai molta, ma nuoce

l’assenza di una guida esperta,

almeno a noi, dalla mente aperta.

 

   E’ la geometria che fa da padrona

al palazzo della Spagna meridionale.

Fuori cattolico, com’ordine di matrona.

Dentro arabo, dal sapor mediorientale.

Ma se la cialda è dura e non perdona,

il gelato è di un gusto geniale.

La Rossa s’è colorata per intero:

su tutti giallo, verde, azzurro e nero.

 

   Le colonne, il sacro inciso testo,

gli spazi ampi, l’acqua cristallina:

tutto ciò, uno squisito antipasto

a ciò che alla corte fa da regina.

La natura, quadrata e in modo vasto,

innanzi a noi, non cade alla rovina.

Verde magnifico, ma il tempo non cede.

Il gruppo si muove, ma il verde si rivede.

 

   Prima però, si gira l’Alcazaba,

fortino che alla salita non ci apparve.

Qui non v’è una grande impronta araba,

ma c’è una vista da schiusa di larve.

Poi l’ingresso nei cespugli da fiaba:

una meraviglia, Jadin del Adarve.

Al ritorno della strada fatta ci si fida,

ma qui s’ha ancora da trovar la salida.

 

   Altri passi, altri metri da macinare,

altra salita (ma non era finita?).

Sui nostri passi non riusciamo a tornare.

Ci siamo persi, se non s’era capita.

Per trovare la strada chiediamo dove andare

e, dopo vari tentativi, ecco l’uscita.

La nostra compagine finalmente si ritrova

pronti ad affrontare un’avventura nuova.

 

 

 

E per finire, qualcosa che più ricorderà una delle mie "richiestissime" performance. XD

 

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Pubblicato il 30 marzo 2009 su Privato. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. "Tu sei pazzo."Granada comunque sempre fantastica.

  2. non eri obbligato a dirlo anche tu ehXDcomunque sì, Granada sempre fantastica

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