Come giochiamo a calcio – Spagna

Dopo un breve e intenso cammino, eccoci alla conclusione di questo ciclo di articoli. O meglio, traduzione di un articolo, trovato sul New York Times, che prima dei Mondiali di Brasile 2014 ha cercato di individuare cosa si nasconde dietro lo stile di gioco di alcune delle nazionali più importanti, analizzandone la storia e la cultura.
Partendo dal Brasile, abbiamo percorso Inghilterra, Italia, Germania e Olanda. Il capolinea è la Spagna.

 

Il portiere del Real Madrid Iker Casillas, in tuffo per un tiro di Xavi del Barcellona durante una partita del campionato spagnolo del 2010. Entrambi giocano per la Spagna nella Coppa del Mondo di quest'anno. (Javier Soriano/AFP/Getty Images)

Il portiere del Real Madrid Iker Casillas, in tuffo per un tiro di Xavi del Barcellona durante una partita del campionato spagnolo del 2010. Entrambi giocano per la Spagna nella Coppa del Mondo di quest’anno. (Javier Soriano/AFP/Getty Images)

 

Finalmente, una squadra nazionale

di Luis Garicano
tradotto da Stefano Acquafredda

Finchè recentemente non ha cominciato a collezionare titoli, la nazionale spagnola era i Chicago Cubs del calcio mondiale: amabili temerari con grande talento, grandi aspettative e nessun trofeo.

La giudizio comune era che ai giocatori spagnoli non importava abbastanza perché la loro lealtà era più per le loro regioni di origine che per il loro paese. La Spagna non poteva vincere, si diceva, perché non c’era alcuna traccia della Spagna nei cuori dei giocatori spagnoli.

Infatti, le identità regionali e le tensioni spesso scendono in campo, con le partite che servono come occasione per riaffermare quelle identità. Nel 2012 la finale di Copa del Rey tra Athletic Bilbao (che schiera solo giocatori nati o cresciuti nella regione basca) e Barcellona (che è strettamente legata alla Catalogna), i tifosi di entrambe le squadre irridettero e fischiarono i due simboli principali della Spagna: il re e l’inno nazionale. Eppure, un mese dopo, ogni club ha fornito giocatori alla nazionale spagnola, che partì per difendere il suo titolo europeo.

La recente corsa al successo della Spagna, alimentata da una straordinaria generazione di giocatori, si colloca in mezzo a una crisi economica sconcertante che ha solo aumentato fervore indipendentista. Il successo è servito come sfida al regionalismo calcistico, ma ha anche un debito per una vicenda umana straordinaria che ha conservato le tensioni regionali dividendo la squadra: l’amicizia tra i leader dei due club più famosi del paese, il portiere del Real Madrid Iker Casillas e il centrocampista del Barcellona Xavi Hernández.

spagna-olanda-2010

I due avevano primeggiato insieme fin dall’infanzia nelle nazionali giovanili e maggiori spagnole, e la loro amicizia ha prevalso nei peggiori momenti della rivalità tra Real Madrid e Barcellona, tra cui il Clásico del 2011 nel quale gli allenatori delle due squadre sono quasi venuti alle mani. Dopo quella partita, Casillas ha telefonato a Xavi per trovare un modo per i giocatori di disinnescare la faida fumante che rischiava di fratturare della squadra spagnola.

Purtroppo, Casillas ha pagato un prezzo pesante; il suo allenatore lo ha tolto dalla formazione titolare per la sua “infedeltà”. Ma un anno dopo, i giocatori della Spagna – i catalani, i baschi e tutti gli altri – si sono riuniti per vincere il loro secondo Campionato Europeo consecutivo.

Un altro elemento chiave nel mantenimento dell’unità di squadra è stato allenatore della Spagna, Vicente del Bosque. Un silenziosamente brillante e modesto uomo baffuto dal volto un pò austero, è conosciuto per la sua compostezza e cortesia a bordo campo e per la sua pacata gestione di una collezione di talento scintillante e potenti ego.

Lo stile di gioco che ha ereditato e incoraggiato permette ai minuti giocatori spagnoli di dominare i loro avversari grandi e forti con uno stile fluido che unisce una pressione implacabile ad una rete di passaggi precisi e ad alto ritmo. La Spagna gioca come se non avesse delle stelle; è il trionfo del collettivo. Ma il successo di giocatori che trascendono le loro identità regionali competitive fornisce anche un modello per gli spagnoli per affrontare queste divisioni nella loro vita quotidiana.

La pace mediata da Xavi e Casillas, insieme al gioco disinteressato gestito dalla mano ferma di del Bosque, suggerisce modi al paese di navigare il regionalismo e le difficoltà economiche che stanno tassando l’identità spagnola e minacciando il suo futuro.

Può questo spirito sopravvivere alle partenze di alcuni dei migliori giocatori della squadra dopo la Coppa del Mondo – tra cui, forse, due amici provenienti da regioni reciprocamente diffidenti della Spagna? Può questo atteggiamento sopravvivere a una sconfitta nella Coppa del Mondo? Lo vedremo in Brasile, soprattutto dopo il disastroso debutto della Spagna nel torneo, una sconfitta per 5-1 con l’Olanda in cui Casillas e gli eroi di una generazione d’oro hanno mostrato poco dello spirito di squadra che ha guidato la Spagna negli ultimi anni.

 

Luis Garicano è professore di economia e strategia presso la London School of Economics e autore di “El Dilema de España“.

 

 

Articoli precedenti:
#1 – Brasile
#2 – Inghilterra
#3 – Italia
#4 – Germania
#5 – Olanda

L’articolo originale potete trovarlo qui.

Annunci

Pubblicato il 1 agosto 2014, in Calcio, Cultura, Sport con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: