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Vynil Sellout – Agosto 2016

Siamo verso il finale di questa ennesima stagione calda ed il Vynil Sellout è pronto a suggerirvi le migliori tracce per passare alla grande questi ultimi giorni di estate.

Musica da ascoltare e musica da conoscere. Tre tracce da ascoltare in loop e qualche informazione in più per capire cosa si cela dietro di esse.

Curiosi di scoprire la tripletta di questo mese? Andiamo a scoprirla!

Vynil Sellout Boom Major Lazer MOTi Ty Dolla $ign Wizkid Kranium Into You Ariana Grande Hometown Girl ZHU

 

1- Boom – Major Lazer & MOTi ft. Ty Dolla $ign, Wizkid & Kranium
A distanza di un anno ci troviamo nuovamente a tirare in ballo il nome di Major Lazer, il progetto che coinvolge i dj e produttori Diplo, Jillionaire e Walshy Fire. Il successo planetario è arrivato lo scorso anno con “Lean On“, ma è tutto l’album a contenere pezzi adatti per scatenarsi sia in radio sia sul dancefloor.
Questa “Boom“, estratta dall’album “Peace Is the Mission: Extended“, vede la co produzione insieme al dj olandese MOTi e le collaborazioni di Ty Dolla $ign, Wizkid e Kranium, rapper e cantanti provenienti rispettivamente da Stati Uniti, Nigeria e Jamaica. Un brano che raccoglie favori da ogni angolo del mondo e che ha le carte in regola per essere la nuova hit radiofonica di Major Lazer.

2- Into You – Ariana Grande
Ariana Grande è una cantante che mi piace davvero molto. Ha una voce estremamente pulita e nelle canzoni passa con disinvoltura da parti melodiche a parti ben più virtuose, non perdendo mai un colpo. Classe 1993 e di evidenti origini italiane, Ariana Grande ha avuto successo prima come attrice nelle sit-com per ragazzi “Victorious” e “Sam & Cat“, entrambe a firma Nickelodeon; nel 2011 decide di dedicarsi completamente alla musica e solo due anni dopo è già in vetta alla Billboard Hot 200 con il disco “Yours Truly“.
La canzone che propongo fa parte del terzo album, “Dangerous Woman“, dove mostra una maturità completa sotto ogni punto di vista, musicale e non. Ma dato che adoro contraddirmi, “Into You” l’ho scoperta con un video di Jimmy Fallon, dove il presentatore del “The Tonight Show” della NBC canta insieme ad Ariana Grande la canzone in una serie di video girati con Snapchat.
Qui sotto, invece, il video ufficiale: molto più serio.

3- Hometown Girl – ZHU
Per chiudere questa tripletta passiamo ad un brano più rilassato. E’ una produzione di ZHU, produttore e dj americano da poco più di due anni sulle scene. Il successo internazionale per lui è arrivato nel 2014 con “Faded“, a cui ha fatto seguito la rivelazione della sua identità: il classe ’89 Steven Zhu ha deciso per i primi periodi della sua carriera di farsi giudicare solo per la sua musica.
Lui che è abituato alle sonorità più decise della deep house, ha deciso di produrre “Hometown Girl“, una canzone da lento moderno. Anche se nel finale riserva una sferzata verso i territori a ZHU più conosciuti…

Fantasy Kit Design – Aston Villa

Si torna in Europa per il nuovo Fantasy Kit presentato in questo post. Questo è uno dei Kit Design con il quale ho avuto più difficoltà, quello del

ASTON VILLA

Aston Villa Fantasy Kit Away

La difficoltà è stata tutta nella scelta dei colori, in quanto i Villans per il completo da trasferta cambiano regolarmente la combinazione cromatica. Tra gli svariati intrecci, la scelta è ricaduta su quella del kit away usato tra il 1990 ed il 1993: maglia bianca con tocchi di nero e azzurro, realizzata dalla Umbro.

La scelta per lo stile, invece, è ricaduta sulla divisa Le Coq Sportif dell’annata 1983/1984, con le righe gialle e claret orizzontali a troneggiare sullo sfondo bianco. Con il cambio cromatico previsto ed il raddoppio delle linee, ecco servito il mio completo dell’Aston Villa, da completare con i dettagli.

Pantaloncini e calzettoni sono neri con dettagli, sempre a righe orizzontali, bianche e azzurre. Il colletto a girocollo profilato è corredato sul retro del motto della squadra di Birmingham (Prepared) ed il tutto è griffato Errea, un marchio mai apparso sulle maglie dell’Aston Villa, ma che è italiano come la attuale Macron.

Voi che ne pensate di questa maglia?

Vynil Sellout – Maggio 2015

Non si interrompe il classico appuntamento di fine mese con il Vynil Sellout.

In questo spazio troverete tre brani selezionati apposta per essere presentati a tutti, raccontare cosa c’è dietro e farvelo ascoltare. Perchè il bello della musica è la scoperta continua di nuovi brani che ci possono emozionare da aggiungere a quelli che già conosciamo.

Curiosi di scoprire la tripletta di questo mese? Andiamo a scoprirla!

Vinili, scritte con linee di troppo... Tutto molto hipster!

Vinili, svendite, scritte con linee di troppo… Tutto molto hipster!

1- Love Injected – Aminata
Molti di voi avranno seguito l’Eurovision Song Contest. Per chi sentisse nominare per la prima volta questa combinazione di parole, si parla di una competizione musicale a livello continentale giunta alla sua 60sima edizione. Tutte le nazioni europee (più quest’anno l’Australia, non chiedetemi perchè) presentano una canzone che verrà votata dai telespettatori e da una giuria di ogni nazione, le quali ovviamente non si possono autovotare.
In questa edizione per l’Italia ha partecipato Il Volo, con la canzone che ha vinto Sanremo “Grande Amore” e si sono piazzati al terzo posto, alle spalle di Russia e della vincente Svezia. Tra tutte invece, quella che ha colpito me particolarmente, è la canzone presentata dalla cantante della Lettonia, tale Aminata. Nata nel 1993, da quando aveva 15 anni canta con ottimo successo nel suo paese, riuscendo poi a portare questa canzone all’Eurovision 2015. Il brano colpisce molto per la sua carica emozionale abbinata ad una voce sensazionale per una ragazza di 18 anni.
Tutto questo ci permette di sorvolare sul video, che è piuttosto inguardabile.

2- Intoxicated – Martin Solveig & GTA
Se la musica dance è entrata in questi ultimi anni a far parte del gran calderone della musica pop, gran merito va dato a coloro che sono veri assi ai piatti e in sala di produzione. Personalmente inserisco tre dj/producers nei massimi livelli: Calvin Harris, David Guetta e Martin Solveig.
Loro sono quelli che, qualsiasi canzone pubblicano con riportato il loro nome, sono sicuro che diventerà una hit. E la mia idea è comprovata da questa canzone: non potete negare di aver cominciato a muovere il piedino appena avete sentito la base salire di ritmo e poi attaccare gli ottoni…
Dai tranquilli, se vi alzate a ballare come dannati con le tapparelle abbassate non lo dico a nessuno!

3- Amore che vieni amore che vai – Roberta Carrese
Maggio è stato il mese che ha visto anche la conclusione di The Voice of Italy 2015. Per la prima volta, alla terza edizione, ha vinto qualcuno che finalmente può pubblicare qualcosa! Dopo la cantante albanese (Elhaida Dani, rappresentante dell’Albania nell’Eurovision 2015) che è tornata a fare musica nel suo paese natale e Suor Cristina, che ha solamente vinto senza fare nulla dopo musicalmente parlando, è finalmente arrivato qualcuno che può spendersi sul mercato musicale italiano. Fabio Curti, membro del Team Facchinetti, ha portato a casa il ricco contratto con la Universal, superando in finale Roberta Carrese. Ovvero la mia favorita.
Puntavo su loro due per la vittoria finale, ma avevo una propensione per la cantante del Team Pelù. A mio parere, Roberta riusciva a dare alle canzoni che cantava un tocco molto personale, facendo sembrare sue anche brani molto popolari. Tra questi c’è la canzone di Fabrizio De Andrè, presentata al primo Live e che fa venire la pelle d’oca.

10, 100, 1000 nomi. Un solo Zanetti

La prima volta che l’ho visto in campo era la mia prima partita allo stadio: San Siro, 27 ottobre 1996, l’Inter sconfisse in casa 3-1 un Parma temerario. Per i gialloblu segna El Valdanito, quell’Hernan Crespo che segna il suo primo goal in Serie A e 6 anni più tardi vestirà il nerazzurro. Per la Beneamata doppietta di Zamorano e lui. Javier Adelmar Zanetti.
In quell’incontro si è conquistato il primo soprannome col quale ho iniziato a identificarlo. Zanna Bianca correva, si dannava e si buttava su qualsiasi pallone gli passava davanti, vecchio concetto calcistico di herreriana memoria.
Era da più di un anno che si trovava a Milano. L’adolescenza passata ad Avellaneda sui campi di calcio di Independiente e Talleres, interrotti da un anno di problemi fisici a dare una mano a quel padre muratore che fa di tutto per dare speranza alla carriera calcistica del figlio e a tutta la famiglia. Il sacrificio evidentemente scorre nelle vene dei Zanetti. La grande occasione arriva nel 1993, quando viene chiamato dal Banfield. E’ con i biancoverdi che mette in mostra il suo potenziale: corsa infinita, dribbling serrato e ubriacante e fame, tanta fame.
Sbarca due anni più tardi in Italia dall’Argentina insieme a Sebastian Rambert, grande promessa offensiva acquistata dal Independiente. Lui, un gregario buono a correre e recuperare palloni, insieme alla futura stella della Serie A. Sappiamo tutti come andò a finire.

 

Zanetti Inter nuovo acquisto

 

La penultima volta che l’ho visto ero fuori dalla Pinetina: una foto e un’autografo con lui erano il regalo per un mio amico, suo idolo da quando ha memoria del calcio. Siamo ragazzi degli anni 2000, cresciuti a pane e Winning Eleven, e i videogiochi mi hanno suggerito per lui il soprannome successivo.
Il mio amico prendeva solo l’Inter e in qualsiasi condizione si trovava, lui era in campo. Passavano pochi minuti e prendeva palla dalla sua trequarti. Salta un uomo, ne salta un altro, resiste a una scivolata, scarta un altro uomo, tiro dal limite dell’area e rete! Passavano altri tre minuti, stessa serpentina e doppietta. Non lo buttavi giù, non lo potevi fermare. Zanna Bianca è diventato Iron Man.
Fino al 28 aprile 2013 Javier Zanetti era come Tony Stark dentro la sua armatura: fisico roccioso, sprint incredibili e carisma da vendere. Le sue cosce sembrano due fusti di birra. Stan Lee e compagni, quando hanno creato l’uomo d’acciaio per la Marvel, non potevano immaginare che qualcuno in carne ed ossa potesse superare quell’ideale: acciaio nel fisico, acciaio nella mente.
Il primo trofeo è arrivato nel 1998 a Parigi, Coppa Uefa conquistata con un 3-0 sulla Lazio. Tabellino marcatori: Ronaldo, ancora Zamorano, e ancora Zanetti, con un’esultanza ad occhi spalancati dalla gioia. Dopo questa felice parentesi, il nulla per 7 anni. Qui Iron Man si tempra, con anni di sacrifici, corse, dribbling. Tanti cambi di ruolo, tantissimi cambi di allenatore, mai una panchina. A chiunque venisse ad allenare l’Inter appariva chiaro come il sole che lui fosse la molla della squadra, l’uomo che ti è sempre affianco. Stai festeggiando un goal? Lui è lì a festeggiare. Hai appena sbagliato? Lui è lì a tranquillizarti e a dirti come rimediare. Hai appena ricevuto un fallo contro? Lui è lì a sostenerti con l’arbitro e a prendere la situazione in mano. L’armatura aumenta di resistenza, di stagione in stagione, finchè non è anche il suo turno di alzare trofei. Dal 2004 al 2011 sono 15 quelli mostrati al cielo: 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions League e 1 Mondiale per Club. La stagione migliore la 2009-2010, senza ombra di dubbio: quel Triplete a firma Mourinho che ha permesso a Zanetti di alzare ben tre trofei in meno di un mese, con la coppa dalle grandi orecchie nel cielo di Madrid, ancora con gli stessi occhi spalancati di 12 anni prima.
Dopo questa striscia vincente incredibile Zanetti, così come tutta l’Inter, perde un pò di colpi. La corsa e il dribbling ci sono sempre, però fa sempre più fatica a rimanere in campo per 90 minuti ad alto livello. Nonostante questo, ormai sembra assicurato per lui un meritato buen retiro.
Ma arrivò, quel maledetto 28 aprile.

 

Inter Champions League Zanetti

 

L’ultima volta che l’ho visto in campo è stato ieri sera. San Siro è una bolgia fatta eccezione per la Curva Nord, assente per squalifica. Ad essere onesti, la differenza non si percepisce. Dall’inizio dell’incontro è un continuo inneggiare a Zanetti fino al suo ingresso in campo al 52′, quando prende il posto di Jonathan ed entra direttamente con la fascia da capitano. Come se ci fosse nato con quel pezzo di stoffa intorno al braccio. Ogni tocco di palla è un applauso scrosciante, la fatica nel recuperare la posizione si vede, ma appena riceve la palla sulla fascia lo spunto, lo sprint, il dribbling sono esattamente quelli di 19 anni fa, quando debuttava con la maglia nerazzurra. Finisce la partita, Lazio battuta 4-1 e scoppia la festa. Maglia numero 4 gigante in mezzo al campo, passerella di staff e compagni di squadra e accoglienza da pelle d’oca al centro del campo insieme alla famiglia. Microfono in mano e parole d’amore per la maglia e per tutti coloro che l’hanno accompagnato in quella che è a conti fatti la prima parte della sua carriera all’Inter. Poi giro di campo a raccogliere gli applausi del pubblico e la gioia dei compagni.
E’ passato poco più di un anno dalla rottura del tendine d’Achille sinistro, 6 mesi dal rientro in campo. Con Mazzarri ha trovato poco spazio in campo, spesso è partito dalla panchina, ma è riuscito comunque a rimettere piede in campo. Con un infortunio come il suo, a 40 anni, chiunque avrebbe appeso gli scarpini al chiodo: Zanetti, da vero Capitano, ha voluto esserci per un’ultima stagione con i suoi uomini e condurli per mano a questo nuovo inizio per l’Inter.
Lascia Moratti, entra Thohir, lui resta sempre al centro della storia nerazzurra: l’annuncio del ritiro è arrivato, così come l’intenzione di farlo rimanere in società. Il nuovo presidente è stato giusto e chiaro: “Il capitano sarà parte del club, studierà inglese, come un manager: deve imparare“. Sappiamo già che non ci sarà alcun problema per Zanetti. Così come ha affrontato la sua carriera da calciatore, affronterà anche quella da dirigente: tanta grinta, tanto impegno, tanta fame.
Ormai sono lontani i tempi in cui dava i primi calci nella periferia di Buenos Aires. Pupi è cresciuto. El Tractor non sarà più sul campo a macinare chilometri. E’ tempo di rimettere gli scarpini coi tacchetti nell’armadio e lustrare i mocassini.
Sono certo che, trovandoci a Milano, ci metterà poco a passare da Capitano a Capo.

 

Zanetti Inter festeggiamenti

 

Alla fine questi nomi hanno poca importanza. Pupi, El Tractor, Zanna Bianca, Iron Man, il Capitano. Chiamatelo come volete.
Lui sarà sempre con il numero 4.
Javier.
Adelmar.
ZANETTI.

 

Javier Zanetti Inter Lazio 2014