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Vynil Sellout – Giugno 2015

Sapete ormai cosa significa l’ultima domenica del mese, giusto? E’ tempo di Vynil Sellout!

Tre canzoni scelte nel corso del mese, per farvi conoscere non solo qualche brano interessante, ma anche qualche informazione in più sulle canzoni stesse e sugli autori. Un piccolo approfondimento su una delle cose che ci circonda quotidianamente e rende migliori le giornate.

Curiosi di scoprire la tripletta di questo mese? Andiamo a scoprirla!

Vinili, scritte con linee di troppo... Tutto molto hipster!

Vinili, svendite, scritte con linee di troppo… Tutto molto hipster!

1- Can’t Feel My Face – The Weeknd
Canadese, classe ’90 e con già 8 anni di musica, produzioni e collaborazioni di livello: la carriera di Abel Tesfaye, vero nome di The Weeknd, parla da sola. Nel 2010 inizia il suo rapporto con i grandi nomi, collaborando ad un brano con Drake, e da lì prende il via la sua carriera di interprete e produttore.
Qui in Italia l’abbiamo conosciuto da poco, e la sua scoperta la dobbiamo al film “50 sfumature di grigio“, per il quale ha realizzato due brani tra cui la affascinante “Earned It“. Adesso invece ci si presenta con un pezzo proprio dal sapore estivo e con una carica hip hop che trascina.

2- Never Sleep Alone – Kaskade
Lo abbiamo detto già da tempo, che in questo movimento musicale i dj e producerc si stanno ritagliando sempre più spazio. Ecco allora qualcuno che da molti anni è sul mercato, ma che non ha mai avuto tanto successo come in questi tempi.
Kaskade, nome d’arte di Ryan Raddon, è americano e del 1971, ma è nel 2001 che inizia la sua attività, firmando prima con la OM Records e poi con la Ultra Records. Da qui un flusso musicale a corrente alternata, dove a periodi di pausa sopperisce con periodi di grande attività (per due volte pubblica tre album in un anno, nel 2006 e nel 2010). Gli va dato il merito di essere sempre riuscito a seguire il flusso della musica elettronica, fino a giungere ai giorni nostri ritagliandosi il suo spazio. Questo brano è un’ottima dimostrazione di come la musica elettronica si sia sempre più impossessata delle dinamiche di quella pop, diventandone di fatto il nuovo filone.

3- Runaway (U & I) – Galantis (Kaskade Remix)
Rimaniamo collegati a Kaskade, andando a scegliere il remix di un brano realizzato da Galantis. Questo è il nome per il progetto musicale scelto dai due svedesi Christian “Bloodshy” Karlsson (membro degli Miike Snow) e Linus Eklöw, conosciuto da solista come Style of Eye.
I due entrano in contatto nel 2007 per realizzare un remix di “Animal” brano della band del primo, ma è nel 2012 che cominciano a fare sul serio. Costruendosi uno studio musicale su un’isola del Mar Baltico, i due cominciano a lavorare a dei loro brani, pubblicando i primi nel 2013 e raggiungendo il successo internazionale l’anno successivo, proprio con questo pezzo. I Galantis hanno pubblicato anche un album “Pharmacy” che contiene queste sonorità fortemente elettroniche ma che seguono un’armonia ricercata.
Se cercate un motivo per amarli, sappiate che i loro dischi hanno come immagine di copertina un gattino. Ha la faccia da medusa, ma è pur sempre un gattino!

Come giochiamo a calcio – Italia

Continua la traduzione dell’articolo pubblicato sul New York Times a proposito delle nazionali andate in scena ai Mondiali di Brasile 2014 e le origini del loro gioco.
Abbiamo visto il Brasile, abbiamo visto l’Inghilterra, ora è il nostro turno: scopriamo da dove nasce il gioco dell’Italia.

 

Fabio Cannavaro lotta con il francese Zinedine Zidane nella finale di Coppa del Mondo del 2006 in Germania. (Associated Press/Michael Probst)

Fabio Cannavaro lotta con il francese Zinedine Zidane nella finale di Coppa del Mondo del 2006 in Germania. (Associated Press/Michael Probst)

 

Mai noiosa, sempre Bella

di Beppe Severgnini
tradotto da Stefano Acquafredda

 

Alcune persone fanno festa troppo presto. Ero in Brasile nella primavera del 2006, e il Brasile era in festa. La Coppa del Mondo in Germania stava per cominciare, e brasiliani, giustamente convinti di avere la squadra migliore, stavano già celebrando il loro trionfo. Ad un evento pubblico ho detto: “Calmatevi, per favore. Questa volta vincerà l’Italia“. Il pubblico ridacchiò, dicendo: “Andiamo. Il calcio italiano è nel bel mezzo del suo più grande scandalo di sempre. Due scudetti sono stati revocati. I giocatori sono sotto shock, ed i club sono in disgrazia!“. Ecco perché, dissi.

Va bene, sono stato fortunato. Ma c’era del metodo nella mia previsione. Quando gli azzurri sono in bilico e sentono di avere qualcosa da dimostrare, fanno centro. Quando è troppo facile, sono inutili. Le peggiori performance dell’Italia in Coppa del Mondo sono state precedute da grandi aspettative: in Germania nel 1974, dopo aver raggiunto la finale in Messico; in Messico nel 1986, dopo aver vinto in Spagna; in Corea del Sud e Giappone nel 2002, dopo aver fatto bene in Europa; e in Sud Africa 2010, dopo essere arrivati ​​come campioni. Le migliori prestazioni italiane sono arrivate sulla scia della sconfitta, del disastro e dello scandalo.

Ecco perché le cose stanno andando bene per Brasile 2014. Il calcio italiano se la sta cavando male in Europa, ed i club sembrano essere alla mercé di teppismo e debiti complessi. Il pacato allenatore Cesare Prandelli ha dovuto ingoiare il suo orgoglio quando ha chiamato il difensore della Juventus Giorgio Chiellini, che è stato espulso per un brutto fallo contro la Roma. I puristi di calcio sono furiosi, Prandelli è infastidito, e le autorità sportive italiane sono imbarazzate. Fin qui tutto bene.

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Nel calcio come nella vita, noi italiani tendiamo a fare meglio quando siamo spalle al muro. Per la maggior parte delle persone, quella non è una posizione particolarmente comoda. Ma a noi sembra andare bene così. In economia, politica e vita quotidiana, l’Italia ha bisogno di essere sofferente, e forse un po’ spaventata, per uscirne fuori. Negli ultimi tre anni e mezzo, abbiamo prodotto quattro primi ministri – l’ultimo uno senza esperienza di 39 anni – e le frustrazioni di un’angoscia economica. Dai un’occhiata ai notiziari britannici e americani in questo periodo, e li troverai pieni di titoli come “Euro Crisi” e “Italia sull’orlo del burrone!”.

Ma a noi piacciono gli orli. La vista è fantastica.

Ero in Colorado per il l’Aspen Ideas Festival nel giugno 2012. La crisi dell’euro era al suo apice, i capi di governo dell’Unione Europea si stavano radunando per un vertice d’emergenza a Bruxelles, e quella notte, l’Italia stava giocando contro la Germania nell’Europeo. Ero a un panel che era più o meno una discussione come un funerale per l’euro. Quando fu il mio turno di parlare, ho detto: “La Germania troverà un modo per risolvere la crisi dell’euro, e l’Italia troverà un modo per risolvere i tedeschi nel bellissimo gioco. Abbiamo entrambi troppo in gioco“. Ancora una volta, avevo ragione.

Io non sono un profeta. Solo conosco bene il mio paese. Essere italiani è un lavoro a tempo pieno, perché non dimentichiamo mai chi siamo – nella vita o sul campo – e ci piace confondere i nostri avversari. Lo stile di calcio italiano è elegante, seducente e imprevedibile. Germania, Inghilterra e Olanda possono avere un approccio più corri-a-perdifiato e macho, ma l’Italia è una “signora” che attrae e colpisce quando ti avvicini troppo. Il catenaccio – la catena e lucchetto – è una metafora sessuale, ovviamente difensiva, mentre un contropiede – l’improvviso contro attacco – è inevitabile quando la signora decide che ne ha avuto abbastanza dei vostri approcci maldestri.

Gli italiani adorano le apparenze, e qualche volta mettiamo l’estetica prima dell’etica, che può essere un problema. “La bella figura” – fare una buona impressione – è un concetto fondamentale per comprendere se si vuole avere controllo sull’Italia. “La Grande Bellezza” ha appena vinto l’Oscar per il miglior film straniero, e la bellezza è ciò che ci piace di mostrare in campo. Come un sacco di altre squadre, lo ammetto. Ma per la Germania, la bellezza è organizzazione. Per l’Inghilterra, è dedizione e ritmo di lavoro. Per il Brasile, la bellezza è una danza. Ma per noi e per l’Argentina – un’Italia al quadrato, se si guardano i loro nomi e volti! – la bellezza è velocità mozzafiato.

Gli Stati Uniti ci proveranno seriamente e faranno presumibilmente bene, come sempre. L’Italia potrebbe essere un finalista o lasciare il Brasile in disgrazia. Siate certi gli azzurri vi sorprenderanno o deluderanno tutti. Loro discuteranno – con la stampa, coi tifosi e l’un l’altro – fino alla partita inaugurale contro l’Inghilterra il 14 giugno a Manaus. Prevedibile è noioso; imprevisto è incredibile. La signora non vorrebbe farlo in nessun altro modo.

 

Beppe Severgnini è un colonnista del Corriere della Sera e autore di “La Bella Figura: A Field Guide to the Italian Mind“.

 

 

Articoli precedenti:
#1 – Brasile
#2 – Inghilterra

Almeno qualcosa…

Dai non si può dire che la stagione dell’Inter sia fallimentare…almeno noi abbiamo vinto qualcosa…la COPPA ITALIA…sarà una coppetta ma è pur sempre il secondo trofeo nazionale…