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10 consigli per il nome della vostra squadra di Fantacalcio

Ormai siamo agli sgoccioli: la stagione 2014/2015 di Serie A sta per cominciare. Cosa più importante, la stagione 2014/2015 del FANTACALCIO sta per cominciare!
Gioco portato in Italia nel 1990, accompagna la stagione calcistica di buona parte dei tifosi. Buona parte di chi segue il campionato e ha una squadra al Fantacalcio almeno una volta nella vita si è trovato ad affrontare l’atroce dilemma dei fantallenatori: tifare contro la tua squadra perchè la tua fantasquadra come prima punta schiera quella degli avversari. Per chi non è pratico di questo mondo: è come credere in Dio, ma sperare che le vergini promesse da Allah dopo la morte siano vere perchè si è a secco da un pò di tempo.

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Un problema che affligge i fantallenatori, soprattutto quelli alle prime armi, è la scelta del nome della propria squadra. In una decina di anni che pratico questa “disciplina”, di nomi terribili ne ho letti a decine e ogni volta mi sono proposto di inventarne uno nuovo per sostituirli.
Per cui, se anche voi siete in questo tunnel e siete alla ricerca di un pò di luce, questa “guida” si propone di darvi 10 spunti per trovare il nome perfetto per la vostra avventura.

 

1. ISPIRAZIONE – Sta alla base di ogni nome di ogni squadra, pure di quelle di fantasia. Non chiamare la tua squadra con le prime parole che ti vengono in mente: pensa bene al nome con cui vuoi aspirare a vincere il titolo, la gloria, il montepremi, il caffè-al-bar-pagato-per-un-mese o qualsiasi cosa abbiate messo in palio tu e i tuoi amici.
Vuoi passare alla storia del Fantacalcio del Bar Ciccio come Mario Rossi Team, caro il mio Mario Rossi? Direi di no, per cui spreca qualche minuto in più a pensare bene al nome del tuo squadrone!

2. LONGEVITA’ – Tieni presente che, se quest’anno partecipi, con ogni probabilità parteciperai anche l’anno prossimo. E che vuoi fare, cambiare nome alla tua squadra ogni anno? Dopo i tuoi amici non sapranno più come si chiama il tuo team e diventerà Quelli di Tizio.
Cerca un nome che possa durare per sempre, o finchè vorrai giocare, perchè sarà il nome con cui tutti si ricorderanno della tua squadra.

Buoni esempi...

Buoni esempi…

3. NON TROPPO STRANI – Scioglilingua e filastrocche non sono esattamente il massimo per il nome di una squadra di fantacalcio. Così come i nomi di due o tre lettere, che non hanno assolutamente senso.
Puntate a un nome che possa essere potenzialmente uno utilizzabile da una squadra da calcio.
Per intenderci, immaginate che un telecronista debba nominare il vostro team: se ci mette meno di un sospiro o più del primo Canto della Divina Commedia, forse è il caso di pensare a qualcosa di diverso.

4. NOME DA “NERD” – In molti appassionati di calcio e fantacalcio coltivano anche altri hobby: fumetti, manga, telefilm, videogiochi, libri e film di fantascienza, giochi fantasy e chi più ne ha più ne metta! Combinare le due passioni può darvi lo spunto giusto per trovare il nome adatto e soprattutto farvi legare di più alla squadra.
In fondo perchè non ci possono essere delle squadre di calcio anche a Gotham, Metropolis, Dressrosa, New New York, Defiance, Winterfell, King’s Landing…?

5. PREFISSI/SUFFISSI – E’ una fonte dalla quale attingere a mani basse, perchè si può abbinare a molti nomi (di città, di persona ecc.). Tra i prefissi più famosi ci sono Real, Spartak, Dinamo e Virtus; mentre i suffissi più inflazionati rientrano City e United.
Personalmente apprezzo (anche se non mi piacciono da usare) quelli che utilizzano questi per creare nomi divertenti. Due esempi: Deportivo La Carogna e Atletico ‘Navolta.

6. STILE NBA – Oppure NFL, MLB, NHL. Insomma: stile sport americani. Il nome della vostra città, paese, quartiere, regione o provincia accompagnati da un nomignolo in inglese: ed il gioco è fatto! Si può prendere spunto da animali, figure mitologiche, eventi atmosferici, lavori… Qualsiasi cosa! Se volete potete anche sfruttare la cosa per creare simpatici richiami a cose di tutti i giorni o che vi piacciono particolarmente.
Non sapete da quanto tempo nel FantaNBA continuo a maledire la squadra che continua a vincere, i Cagliari Sheepcheeses

...e pessimi esempi!

…e pessimi esempi!

7. SIGLE – Non ci vuole molta fantasia in questo caso. FC, AC, AS, SS sono le prime che vengono in mente da aggiungere praticamente a qualsiasi cosa.
Pratica diffusa è quella di abbinare una di queste sigle a un’altra parola, in modo da formarne una nuova. Tra i molti, quelli che meno mi piacciono sono quelli che vanno a formare degli insulti: nomi come AS Tronzo e simili sono ormai all’ordine del giorno.

8. I GRANDI CLASSICI – Come in letteratura, musica e qualsiasi altra cosa, anche tra i nomi delle squadre del fantacalcio ci sono dei classici impareggiabili. E’ scientificamente provato che, in un fantacalcio su due, c’è almeno un AC Denti, un AC Picchia, un All Stars e simili. Se hai la fantasia di un coniglietto sperduto, questa è la tua tana.

9. IL TUO NOME – Questo è per quelli che vogliono vincere facile. Usare il proprio nome, oltre che utilissimo per chi soffre di amnesia, è adatto per chi scarseggia in fantasia e non ha la minima idea di dove andare a parare.
Una variante che darebbe qualche punto in più sarebbe quella di utilizzare il proprio nome o cognome per inventarsi qualcosa di nuovo o da accostare a nomi di altra ispirazione.

10. NOMI DI SQUADRE VERE – Questo è particolarmente indicato per i tifosi sfegatati. Se il legame con la propria squadra è tanto forte, potrebbe essere praticamente l’unica soluzione possibile. Per non copiare del tutto il nome, si potrebbe prendere spunto anche da ciò che è associabile alla squadra del cuore: colori della maglia, soprannomi del club, nome della tifoseria ecc.
Idea particolarmente non indicata per i tifosi scaramantici.

 

Alcuni loghi che ho creato, che possono essere spunto per i vostri nomi

Alcuni loghi che ho creato, che possono essere spunto per i vostri nomi

Questi sono bene o male tutti i consigli e suggerimenti che si possano dare sulla scelta del nome della propria squadra di Fantacalcio. Io stesso ho attinto da queste linee guida per dare il nome alle mie squadre: BresciAcqua, Milano Warriors e Zenit Sanpietroallolmo.
Ma c’è un consiglio che ho voluto tenere per ultimo, soprattutto perchè è quello fondamentale per ogni scelta.

11. DEVE PIACERE A TE – Puoi sentire i consigli di centinaia di persone, andare su internet a cercare delle idee, aspettare che il tuo cane ti consigli qualcosa di diverso da “bau bau”, ma alla fine è il nome della tua squadra.
Se non piace a te, non sarà mai veramente la TUA squadra.
Che in fondo, è questo il bello del Fantacalcio.

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La Grande Bellezza – Una recensione in Due tempi

La Grande Bellezza Locandina

Sono le 2.47 del 26 gennaio 2014 e ho deciso di fare un esperimento. Ho appena finito di vedere “La Grande Bellezza“, il film di Paolo Sorrentino candidato agli Oscar come miglior film straniero (che è uno dei motivi per cui mi sono deciso a recuperarlo). Saranno 10 minuti che ho chiuso la pagina dello streaming sul pc e saranno più o meno 9 minuti che penso a ciò che ho appena visto.
Sapendo che il sottoscritto è volubile assai nelle proprie opinioni, ho deciso di mettermi alla prova. Scriverò delle prime impressioni in questo momento a mente ancora calda, e tra una settimana, avendo metabolizzato la pellicola, farò degli ulteriori approfondimenti, per vedere se rimarrà ciò che penso ora e chiudere così questa “recensione”.

La Grande Bellezza Toni Servillo negozio

26 gennaio – E’ indiscutibilmente un bel film. E’ una di quelle pellicole che mi fanno pensare, ma soprattutto mi fanno pensare che ciò che penso io è molto probabilmente diverso da quello che pensano gli altri e così è per chiunque ha visto il film. Lascia dentro un sacco di considerazioni personali, soprattutto per il finale molto aperto, che può far supporre qualsiasi scenario. Personalmente sono passato da un “ma che è, s’è buttato dalla barca?” a un “probabilmente ha deciso di riprendere a scrivere, ma su cosa?“.

Le avventure di Jep Gambardella (sento l’ardire di chiamarle avventure perchè, da come appare all’inizio, la sua sembra una vita piuttosto piatta dal punto di vista emozionale) lo conducono ad un inevitabile percorso che riesce a portarlo fuori da quella trappola che si era creato da solo. Toni Servillo riesce a dare al personaggio il giusto tono, al confine tra la consapevolezza di essersi scelto quello stile di vita e la scoperta di aver quasi buttato un’intera esistenza a non rischiare di andarci oltre. I fallimenti di Romano e Ramona, i personaggi di Carlo Verdone e Sabrina Ferilli e i più vicini sentimentalmente al Jep, sono i campanelli d’allarme che più gli fanno capire che il suo destino sarà uguale al loro, se persevererà nel non dare vita a nulla.

Ho letto in giro su internet qualche critica riguardo all’ambientazione, che il regista ha cercato più che altro di mostrare le bellezze di Roma. Credo che chi ha fatto queste critiche ci viva a Roma e che possa vedere questo come un insulto a chi ci vive. Credo anche che, chi non ci vive come me, cercare di riconoscere le chiese e i ponti lungo il Tevere sia cosa che non gli compete, oltre che di scarso interesse. E’ la storia che prende l’attenzione principale, una storia fatta di episodi piuttosto insipidi, ma che ripresi tutti insieme danno l’idea di una ridotta fascia della società in cui viviamo, talmente “alta” che anche le disgrazie, per quanto siano comuni nella vita di chiunque, sono alte anch’esse.

Mi pento un pò di non essere andato al cinema a vederlo, ma allo stesso tempo sono felice di averlo visto da solo. Non mi fraintendano gli amici che stanno leggendo: lo dico perchè chi mi conosce sa quanto silenzioso e di poca compagnia io possa essere quando mi metto a ragionare su qualcosa. Figuratevi quanto sarei potuto esserlo se mi trovo alle 3.09 a digitare sulla tastiera!

La Grande Bellezza Toni Servillo festa

2 febbraio – Passata una settimana le mie impressioni sul film sono rimaste le stesse. Trovo sia una pellicola degna di nota sotto tutti i punti di vista, e come tutte le cose posso ben capire che possa piacere o meno. A ciò che è uscito la notte scorsa, mi sento in dovere di aggiungere qualche considerazione in più.

Una riguarda i nomi delle persone più vicine al protagonista, Jep Gambardella. Romano e Ramona non credo siano stati scelti a caso: questi nomi sono legati a quello della città, Roma, e questo rafforza il legame tra i due personaggi e il posto dove si trovano. Ma il riferimento non è tanto per indicare che è la città che ti porta in quelle condizioni, quanto quella parte di società che la abita e che sta nei vertici alti, quella rappresentata nel film.
Per intenderci, se il film fosse stato ambientato a Milano si sarebbero chiamati Ambrogio e Milena, ma il loro scopo sarebbe stato esattamente lo stesso: dare un volto alle possibili conseguenze di una vita in mezzo a certa gente, non a certe città.

La cosa che più rimane a una settimana di distanza è però quella tremenda sensazione di disagio che lascia la vita intorno a Jep. A osservare tutto ciò che gli vortica intorno e nelle quali non esita ad immergersi, non si può non pensare al punto in cui l’uomo può portarsi pur di mantenersi all’interno di una classe sociale ed esserne accettato.
L’unica lezione che si può trarre da questa pellicola è che l’unica salvezza è la fuga: fisica, corporea o mentale, abbandonare questo mondo in scala ridotta fatto di apparenza e inganno è l’unica soluzione.

La Grande Bellezza Toni Servillo scena nudo locale spogliarello

Questa è la fine della recensione e dell’esperimento. Sono le 2.10 del 2 febbraio 2014.

A casa con Jeff

Jeff who lives at home A casa con Jeff Locandina film

Jeff e Pat sono due fratelli diversi tra loro. Jeff, a 30 anni, vive ancora in casa con la madre Sharon, indossa i calzoni corti, passa le giornate a fumare erba e aspetta che il destino gli mandi indicazioni sul suo futuro. Pat, di poco più grande, ha un lavoro ed è sposato con Linda, anche se la ignora. Quando Jeff riceve una chiamata da qualcuno che sbaglia il numero alla ricerca di un certo Kevin, capisce che è il destino che cerca di mandargli un segnale. Lui lo segue e sarà la giornata più importante della sua vita, quella di suo fratello e sua madre.

Prendo spudoratamente spunto dal mio “collega”* sommobuta nella composizione di questo post, perchè credo sia l’unico possibile per poter entrare nell’ordine di idee giusto e analizzare al meglio questa pellicola.
Si tratta di A casa con Jeff (titolo originale: Jeff, who lives at home), film del 2011 per la regia di Jay e Mark Duplass.

Chiariamo subito qual è il mio pensiero in merito.
Il film va visto.
Da tutti.

Jeff (Jason Segel) insegue il destino, anche in un supermercato

Jeff insegue il destino, anche in un supermercato

Per quanto la storia possa apparire banale e scontata, la bellezza di questo film sta nel raccontare nelle pieghe degli avvenimenti i personaggi di questa storia: Jeff (Jason Segel), il fratello Pat (Ed Helms) e la madre Sharon (Susan Sarandon).
Il viaggio che il protagonista affronta, guidato completamente dal caso, è lo stesso che i suoi famigliari fanno dentro loro stessi. Riscoprono in loro sentimenti che credevano persi, ritrovandosi a rimettersi in gioco così come Jeff fa nella vita di tutti i giorni. Inoltre il tutto è saggiamente mescolato insieme a situazioni esilaranti, che rendono il prodotto assolutamente gustoso sia per gli amanti delle commedie sia per chi adora i film drammatici.

La regia ha un ruolo importante, che riesce ad assolvere a pieno. Con una storia del genere, lo spettatore deve stare sempre al passo con gli avvenimenti, sia nella realtà sia dentro i personaggi. La scelta di fare riprese “mobili” (perdonatemi, non sono pratico del gergo cinematografico), stile amatoriale, con zoomate sui volti nei momenti più intensi rende il prodotto quasi vivo. Dà la sensazione di essere davanti ai protagonisti e vivere con loro le disavventure rappresentate, e tutto questo stimola chi vede il film a seguire i loro ragionamenti e a svilupparli internamente, permettendo di trovare una propria risposta sul destino. O almeno a cercarla.

I due fratelli prima di sfondare una porta, in tutti i sensi

I due fratelli Jeff e Pat prima di sfondare una porta, sia fisica sia metaforica

La recitazione è ottima. Jason Segel (noto ai più per interpretare Marshall in How I met your mother), con la sua stazza rappresenta bene l’ideale del bambinone che non vuole crescere e preferisce rimanere incatenato a casa piuttosto che superare i suoi ostacoli. Ed Helms (Stu di Una notte da leoni) è il perfetto fratello maggiore: incarna il lato maturo della prole e per questo ha forte risentimento nei confronti del fratello minore, del quale invidia la felice spensieratezza (che scopriremo non essere poi così tanto felice). Susan Sarandon (Premio Oscar per Dead Man Walking) inscena una tipica donna emotivamente sola. Vedova, figli cresciuti e un gran vuoto che cerca di tenersi a tutti i costi.

Come detto all’inizio, il film è raccomandato a tutti quanti.
In modo particolare a chi ama i film che vogliono lasciare qualcosa dentro lo spettatore.
Oltre a intrattenere e divertire per una godibilissima ora e mezza.

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P.S.: per collega si intende che io sono un blogger di rango infinitamente minore rispetto al Sommo Porco! E anche questo piesse serve per copiarlo. XD
Seguite Il Viagra della Mente!

Spacciatori di famiglia

Ci sono uno spacciatore, una spogliarellista, un imbranato e una disadattata. Non è l’inizio di una barzelletta, ma quello di Come ti spaccio la famiglia, traduzione (pessima) di We’re the Millers, commedia americana da poco uscita nelle sale italiane.

Come ti spaccio la famiglia Poster Locandina We're the Millers

Come potrete aver intuito, questo film parla di una famiglia molto poco convenzionale. David Clark (Jason Sudeikis) è uno spacciatore al servizio del potente e delirante Brad Gurdlinger (Ed Helms). Quando viene derubato di tutti i guadagni, Brad lo convince a risarcirlo del debito contratto con lui facendogli da corriere, portandogli un carico di marijuana dal Messico. David così decide di camuffarsi da allegra famiglia in viaggio su un camper e, essendone sprovvisto, dà vita ai Miller: la moglie Rose (Jennifer Aniston), vicina di casa spogliarellista sull’orlo dello sfratto; il figlio Kenny (Will Poulter), 18enne con la testa tra le nuvole e abbandonato dalla madre; e la figlia Casey (Emma Roberts), ragazza fuggita di casa e che vive in strade poco raccomandabili. Una volta tutti a bordo parte questo road movie, dove i quattro si ritrovano a fare gruppo come una vera famiglia, ma ognuno con le sue esperienze passate, assolutamente impensabili per un’allegra famigliola in giro su un camper per gli Stati Uniti.
Per la trama non aggiungo altro: giustamente lascio a voi scoprire come andrà a finire il contrabbando.

Per la qualità della pellicola del regista Rawson Marshall Thurber sono piuttosto positivo. La prima impressione all’uscita del film, anche se incuriosito, era quella dell’ennesima commediaccia fatta per tirare su qualche soldo. Invece, all’uscita dal cinema, mi sono trovato piuttosto soddisfatto di quanto visto.

Così, giusto per provare a raccimolare qualche visita in più. Che con tette e culi non si sbaglia mai

Così, giusto per provare a raccimolare qualche visita in più. Che con tette e culi non si sbaglia mai

Evidente il contrasto con la classica famiglia americana rappresentata negli ultimi decenni sugli schermi di cinema e televisione: non sono i classici parenti serpenti alla ricerca di una riabilitazione, ma quattro semi sconosciuti che, messi in situazioni fuori dall’ordinario, si ritrovano uniti in nucleo simil-familiare che avevano smarrito o mai avuto.
Altro vantaggio del film è che non c’è nessun personaggio che spicca tra gli altri, ma sono tutti equilibrati. Le loro caratteristiche sono uniche e tutte ben rappresentate, ma soprattutto utili (alcune in modo serio, altre in chiave totalmente esilarante) per portare a termine il loro viaggio.
Accennando al tipo di comicità delle scene, è spesso abbastanza tendente al sessuale e all’illegale, quindi magari non portateci i figli piccoli se non volete passare il dopo cinema a spiegargli parecchie cose. C’è comunque da dire che non tende mai nè all’eccessivamente volgare nè allo scontato, cosa che rende il film di una comicità esilarante e a tratti spiazzante.

Concludo il post così come la pellicola, con degli errori direttamente dal set. Nello specifico ve ne mostro uno: appena riescono a lasciare la dogana la famiglia festeggia con un pò di musica, ma Jennifer Aniston (la celeberrima Rachel di Friends) troverà una sorpresa!

In breve: film gradevole e divertente. Se volete andare al cinema e non sapete cosa vedere, Come vi spaccio la famiglia è altamente raccomandato!

Università Mostruosa

Con colpevole ritardo, mi accingo a recensire la visione dell’ultima pellicola in versione animata della Disney-Pixar.

Monsters-University

Dopo avervi intontito con qualche parolone superfluo, sono pronto per parlarvi di Monsters University (per brevità MU).
Onestamente non c’è molto da dire: è il classico film animato della Disney. Una bella storia per tutte le età, emozionante e divertente senza eccedere da una delle due parti. Il vantaggio è che non si tratta di un sequel tirato per i capelli, fatto solo per mandare qualcosa nei cinema, ma di un prequel ben organizzato che fa vedere da dove parte uno dei film più apprezzati della Pixar degli ultimi anni.
Ciò che succede nella prima pellicola lo sapete tutti. O almeno tutti quelli che l’hanno vista. Per chi non l’ha vista, ecco un breve riassunto:

Michael Wazowski e James P. Sullivan, meglio conosciuti come Mike e Sully, sono due mostri di Mostropoli. Lavorano in coppia per la Monsters & Co., centrale elettrica che rifornisce tutta la città di energia attraverso le urla dei bambini. Un giorno Sullivan porta inavvertitamente nel suo mondo una bambina, che ribattezza Boo, e così scopre insieme a Mike che i bambini non sono infetti o velenosi, così come pensavano. Mentre cercano di riportarla a casa, i due portano alla luce il piano malvagio di Randall, loro collega e rivale, per trarre sempre più energia dalle urla dei bambini e cercano di sventarlo.
Ce la faranno? Questo lo lascio scoprire a voi!

La fine di MU coincide con l’inizio di Monsters & Co., e dà risposte ad alcune domande che potrebbero essere sorte a chi ha visto il film. Qui si scopre come vengono a conoscersi Mike e Sullivan e come stringono amicizia all’università (come suggerisce il nome del film). E la loro vita universitaria non è di certo tutta libri e studio: i due si fanno subito un nome all’interno del campus, non esattamente uno buono, e ne subiranno le conseguenze andando avanti nella storia.

Anche qui lascio scoprire a voi come continua la storia e come fanno ad entrare all’interno della centrale elettrica! Vi lascio con un paio di curiosità:
– nel doppiaggio in italiano il personaggio di Terry e Terri Perry ha la voce de I Soliti Idioti, Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio;
– il duo di deejay internazionali Sebastian Ingrosso e Axwell hanno realizzato una traccia inedita per il film, intitolata “Roar“, che potete ascoltare qui sotto!

Vi ho messo un pò di curiosità a riguardo di questo film? Spero di sì, perchè è una pellicola che, a mio modesto parere, merita di essere vista.

La Compagnia dell’Anello: quando la carta è meglio della pellicola

Da questo post, dove “recensivo” i libri su Sherlock Holmes, sono passati poco meno di sei mesi. Questo vuol dire che, in sei mesi, sono riuscito a finire Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello.

Qualcuno che ha già compiuto quest’impresa prima di me, potrebbe capire il perchè di così tanto tempo per concludere il primo libro della trilogia di J.R.R. Tolkien: alcune descrizioni, soprattutto all’inizio, sembrano essere interminabili. La scrittura è ottima e da una eccellente idea dell’ambientazione, ma sono fin troppe le parole che usa per descrivere un c***o di bosco! Che cavolo vuoi fare, la biografia di ogni singolo albero?
Tralasciando questo, ho tratto una conclusione dalla mia lettura: il libro è decisamente meglio del film. Anche se le descrizioni sono infinite, ti fanno davvero realizzare nella mente il luogo in cui la Compagnia si muove, dai primi passi di Frodo nella Contea alla fuga sua e di Sam verso Mordor. E anche le azioni sono ben presentate, con i combattimenti trattati alla stessa stregua delle ambientazioni. Frodo, Sam, Gandalf, Aragorn, Legolas, Gimli, Boromir, Merry e Pipino, mentre sono in marcia, ci appaiono chiaramente in quello che fanno, lasciando però spazio sulle loro figure.
Per il resto, la storia e i personaggi sono quelli della pellicola cinematografica: un mondo fantastico dove si avvicendano personaggi mitici. Gli unici tratti di umanità, intesa come dimostrazione di un lato psico-emotivo dei personaggi e non eroico, si osservano con quelli di loro che bramano l’Anello (nella fattispecie: Bilbo, Galadriel e Boromir).

Con ogni probabilità, prossimamente recupererò gli altri due volumi, per concludere la trilogia e vedere se per tutti i libri vale che sono molto meglio stampati che interpretati.

Paperman

E’ il titolo dell’ultimo cortometraggio della Disney. Chi è andato al cinema a vedere Ralph Spaccatutto (bel film, semplice ma molto d’impatto) l’avrà sicuramente visto, in quanto anticipava la pellicola.

Sono 6 minuti di spettacolo puro: disegno semplice ma di grande effetto, animazione impeccabile e storia che ammansisce anche i cuori più temerari.
Per fortuna lo zio Walt ha fatto un regalo a tutti noi, caricando Paperman su YouTube. Ed eccolo qui sotto a vostra disposizione, per passare sei minuti di fantasia come solo la Disney sa regalare.

Scelte “elementari”

A metà luglio mi sono posto una domanda, cercando aiuto tra i miei amici su Facebook: come lettura estiva, meglio “Tutto Sherlock Holmes” o “Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello“?

Ho ricevuto molti pareri, piuttosto contrastanti, ma alla fine la mia scelta è ricaduta sull’opera completa che Sir Arthur Conan Doyle ha realizzato sull’investigatore più famoso del mondo. C’è da dire che partivo avvantaggiato, dato che “Uno studio in rosso” l’avevo già letto anni fa. Avevo già quindi un’idea di cosa aspettarmi: un racconto poco chiaro con una lunga spiegazione con flashback lunghissimi.
Idea completamente smentita ieri dagli otto libri successivi.

Dei nove volumi oltre al primo libro, ci sono “Il segno dei quattro“, “Il mastino dei Baskerville” e “La valle della paura” che raccontano per intero le vicende di Sherlock e del suo fedele Watson. Negli altri cinque (“Le avventure di Sherlock Holmes“, “Le memorie di Sherlock Holmes“, “Il ritorno di Sherlock Holmes“, “Ultimo saluto di Sherlock Holmes” e “Il taccuino di Sherlock Holmes“) c’è una varietà immensa di casi di cui il detective si occupa e risolve (nella maggior parte dei casi). E leggere queste storie dalla mano del dottor John H. Watson, fedele compagno di avventure di Sherlock, aiuta a capire non solo lo svolgersi della storia, ma anche il filo delle deduzioni dell’investigatore mentre aiuta Scotland Yard e non solo. Decine e decine di storie che coinvolgono tutti gli strati della società inglese a cavallo tra l’ottocento e il novecento, dalla ricerca di diamanti rubati a signori impazziti senza un apparente spiegazione logica.
Ovviamente, nulla a che vedere con quella cosaccia portata sugli schermi cinematografici con Robert Downey Jr. e Jude Law.

Se qualcuno si sta chiedendo perchè non abbia scelto “Il Signore degli Anelli“, non preoccupatevi, è la mia prossima lettura!

P.S.: Per chi volesse cimentarsi nella lettura di questi magnifici nove libri, può acquistare (a una cifra veramente ottima) la raccolta a questo link.

The Double – Come rovinare un film dopo 30 minuti

“Il problema di The Double è che allo spettatore viene comunicato l’esito di cui sopra (cioè l’identità di Cassio) trenta minuti dopo l’inizio del film. Una scelta del genere se la poteva permettere Alfred Hitchcock non certo Michael Brandt, qui al suo esordio come regista.”
[cit. Mymovies.it]

Più o meno è questo che abbassa ulteriormente il voto di un film che già dall’inizio ha mostrato la stessa identica attitudine degna di Rete 4.
Spy story ricca di colpi di scena, il ritorno delle spie russe sul suolo americano in un giro di indagini federali piuttosti difficili da sbrogliare, ma che appena trovano soluzione pensi “Ma dai, era così ovvio!” e una serie impressionante di pallottole sparate. Il ritorno di una grande spia killer russa (Cassio), che fa il suo ritorno uccidendo un senatore americano, costringe Paul Shepherdson (Richard Gere), ex agente C.I.A., a tornare sulle indagini insieme a Ben Geary (Topher Grace), esperto del F.B.I. sul caso. I due cercheranno di scoprire, dopo vent’anni dall’omicidio precedente, dove si nasconde Cassio. Ma, come dice la citazione, il fatto di scoprirlo praticamente dopo solo 1/3 di film, smonta tutta l’attesa e carica sulle spalle dei due protagonisti tutto il resto del film. Come potete ben immaginare, se Richard Gere è ben navigato e riesce comunque a ben figurare, Topher Grace un pò perde nel confronto, e a tratti sembra addirittura non riuscire a stare nel personaggio.

Tutto sommato il film non è male, è pure godibile, ma si sente proprio la mancanza di qualcosa che lo rende un gran film.
Consiglio finale: se non siete fanatici dei film di spionaggio e agenti segreti, o fanatiche di Richard Gere, vi conviene aspettare qualche mese che Emanuela Folliero lo annuncerà come film in prima serata.

Happy Family

Di norma il cinema non riesce mai a conquistarmi a pieno. E’ molto raro che mi venga voglia di rivedere più e più volte lo stesso film. Con “Happy Family” non è così. Dal titolo, molto semplice, non può sembrare, ma è il film che più di tutti è riuscito a emozionarmi e a farmi passare veramente del tempo di qualità. Almeno quanto leggere un libro. Uno di Pirandello.

Già, perchè la storia di questa pellicola, diretta da Gabriele Salvatores, è ispirata dall’omonimo spettacolo teatrale di Alessandro Genovesi, a sua volta influenzato da “Sei personaggi in cerca d’autore” dello scrittore siciliano.
La trama del film è molto semplice, ma al suo interno riesce a intrecciarsi in un modo terribilmente irresistibile, che riesce a tenere incollati allo schermo:  a Milano Ezio, scrittore nullafacente, vuole scrivere un film, ma quando inizia a tessere la trama si ritrova ad affrontare le pretese dei protagonisti, che gli chiedono più spazio, e deve riuscire a gestirli al meglio, per non mandare tutto all’aria.
Gli attori riescono tutti a rendere a dovere, mi sento di citare soprattutto Fabio De Luigi (nel film Ezio), Diego Abatantuono (Il papà), Fabrizio Bentivoglio (Vincenzo), Margherita Buy (Margherita), Carla Signoris (La mamma) e Valeria Bilello (Caterina), personaggi che occupano la trama principale e le diramazioni più belle del film.

Un piccolo grande rammarico personale è non essere andato al cinema a vederlo, perchè quando ci sono film degni di uscire in pellicola devono essere premiati.
Consiglio spassionato: guardatevelo una decina di volte. Merita di essere visto almeno una volta, le altre 9 sarà il film a spingervi a farlo.