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La Compagnia dell’Anello: quando la carta è meglio della pellicola

Da questo post, dove “recensivo” i libri su Sherlock Holmes, sono passati poco meno di sei mesi. Questo vuol dire che, in sei mesi, sono riuscito a finire Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello.

Qualcuno che ha già compiuto quest’impresa prima di me, potrebbe capire il perchè di così tanto tempo per concludere il primo libro della trilogia di J.R.R. Tolkien: alcune descrizioni, soprattutto all’inizio, sembrano essere interminabili. La scrittura è ottima e da una eccellente idea dell’ambientazione, ma sono fin troppe le parole che usa per descrivere un c***o di bosco! Che cavolo vuoi fare, la biografia di ogni singolo albero?
Tralasciando questo, ho tratto una conclusione dalla mia lettura: il libro è decisamente meglio del film. Anche se le descrizioni sono infinite, ti fanno davvero realizzare nella mente il luogo in cui la Compagnia si muove, dai primi passi di Frodo nella Contea alla fuga sua e di Sam verso Mordor. E anche le azioni sono ben presentate, con i combattimenti trattati alla stessa stregua delle ambientazioni. Frodo, Sam, Gandalf, Aragorn, Legolas, Gimli, Boromir, Merry e Pipino, mentre sono in marcia, ci appaiono chiaramente in quello che fanno, lasciando però spazio sulle loro figure.
Per il resto, la storia e i personaggi sono quelli della pellicola cinematografica: un mondo fantastico dove si avvicendano personaggi mitici. Gli unici tratti di umanità, intesa come dimostrazione di un lato psico-emotivo dei personaggi e non eroico, si osservano con quelli di loro che bramano l’Anello (nella fattispecie: Bilbo, Galadriel e Boromir).

Con ogni probabilità, prossimamente recupererò gli altri due volumi, per concludere la trilogia e vedere se per tutti i libri vale che sono molto meglio stampati che interpretati.

Scelte “elementari”

A metà luglio mi sono posto una domanda, cercando aiuto tra i miei amici su Facebook: come lettura estiva, meglio “Tutto Sherlock Holmes” o “Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello“?

Ho ricevuto molti pareri, piuttosto contrastanti, ma alla fine la mia scelta è ricaduta sull’opera completa che Sir Arthur Conan Doyle ha realizzato sull’investigatore più famoso del mondo. C’è da dire che partivo avvantaggiato, dato che “Uno studio in rosso” l’avevo già letto anni fa. Avevo già quindi un’idea di cosa aspettarmi: un racconto poco chiaro con una lunga spiegazione con flashback lunghissimi.
Idea completamente smentita ieri dagli otto libri successivi.

Dei nove volumi oltre al primo libro, ci sono “Il segno dei quattro“, “Il mastino dei Baskerville” e “La valle della paura” che raccontano per intero le vicende di Sherlock e del suo fedele Watson. Negli altri cinque (“Le avventure di Sherlock Holmes“, “Le memorie di Sherlock Holmes“, “Il ritorno di Sherlock Holmes“, “Ultimo saluto di Sherlock Holmes” e “Il taccuino di Sherlock Holmes“) c’è una varietà immensa di casi di cui il detective si occupa e risolve (nella maggior parte dei casi). E leggere queste storie dalla mano del dottor John H. Watson, fedele compagno di avventure di Sherlock, aiuta a capire non solo lo svolgersi della storia, ma anche il filo delle deduzioni dell’investigatore mentre aiuta Scotland Yard e non solo. Decine e decine di storie che coinvolgono tutti gli strati della società inglese a cavallo tra l’ottocento e il novecento, dalla ricerca di diamanti rubati a signori impazziti senza un apparente spiegazione logica.
Ovviamente, nulla a che vedere con quella cosaccia portata sugli schermi cinematografici con Robert Downey Jr. e Jude Law.

Se qualcuno si sta chiedendo perchè non abbia scelto “Il Signore degli Anelli“, non preoccupatevi, è la mia prossima lettura!

P.S.: Per chi volesse cimentarsi nella lettura di questi magnifici nove libri, può acquistare (a una cifra veramente ottima) la raccolta a questo link.