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Sala d’attesa – #11

Sala d'attesaSiete seduti ad aspettare il vostro turno dal dentista e le riviste di gossip non vi esaltano? Dovete attendere che il meccanico ripari la vostra auto e sapete che è inutile sfogliare il giornale alla ricerca di auto usate perchè sai che non la cambierai? La coda in posta si è ridotta ad una partita infinita ai giochini sul cellulare?

Prenditi un break come si deve e leggi uno di questi 15 articoli! Assicurato al 100%, la noia non sarà più un problema.

IL FASCINO DISCRETO DELL’IPOCRISIA
Un ottimo approfondimento di Ultimo Uomo sul mondo del NCAA, lo sport collegiale americano, e nello specifico per quello che coinvolge il basket. Giocatori a malapena maggiorenni catapultati in una realtà molto distante da quella universitaria e molti più vicina ai microfoni dei giornalisti.

IL PECCATO ORIGINALE DELLA MLS
Grande affluenza di pubblico, stelle da tutto il mondo ed un campionato strutturato per regalare più emozioni: eppure la Major League Soccer non decolla. Qual è il problema che attanaglia il campionato professionistico a stelle e strisce e come può liberarsene?

QUANDO SCOPRIMMO CHE RENZI ERA IL PRESIDENTE DELLA NOSTRA SQUADRA DI PAESE
Purtroppo devo ripiegare su un link de Il Fatto Quotidiano, ma a termine dell’articolo c’è il link ad il pezzo principale, ora non disponibile. Delizioso racconto fantastico, che vede una discreta squadra di calcio amatoriale finire nelle mani dell’ex Presidente del Consiglio.

COS’E’ FINGABOL?
Una delle tante applicazioni del calcio alla quiete delle mura domestiche, il Fingabol si propone come nuovo intrattenitore degli appassionati. Un discendente del Subbuteo, che attinge da air hockey e biliardo per dare vita ad un gioco dove le geometrie di gioco hanno un senso molto più letterale del campo in erba.

DIZIONARIO TATTICO: LO SWEEPER KEEPER
Un modo interessante per scoprire la grandezza di Manuel Neuer, probabilmente il miglior portiere al mondo per i prossimi 10 anni. Per praticare questo ruolo non bisogna essere solo bravo tra i pali, ma anche lontano dall’area di rigore nel girare il pallone ai compagni.

LA RIVOLUZIONE TATTICA DELLA SERIE A
Bellissimo long form che permette di approfondire l’evoluzione calcistica del campionato italiano negli ultimi 10 anni. In molti potrebbero dire che in realtà la crescita, se confrontata agli altri campionati maggiori, è pari a zero: vi sorprenderà scoprire come in realtà anche la Serie A ha avuto grosse innovazioni.

ANIMALE STRANO
Ad una prima impressione, Sergej Milinkovic-Savic si direbbe un centrocampista fatto e finito per la mediana e l’interruzione delle trame avversarie. Invece, osservandolo da vicino, le caratteristiche che lo stanno rendendo sempre più titolare nella Lazio sono ben altre.

STARTED FROM THE BOTTOM
Così come intona Drake, molte storie di calciatori parlano di ragazzi ai margini della società che con un pallone tra i piedi sono riusciti a lasciarsi tutto alle spalle e ad emergere. Ultimo Uomo ha raccolto le migliori nove, ma come potete ben immaginare è difficile superare il passato che ha avuto Carlos Tevez.

PERCHE’ DALE CAVESE VIENE CANTATO OVUNQUE
La storia di un coro che ha attraversato gli oceani e risuona negli stadi di tutto il mondo. Come ha fatto un canto da Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, ad invadere Francia, Giappone ed altri campionati? Tutto in realtà nasce da Buenos Aires…

DUGOUT: IL SOCIAL NETWORK DEL CALCIO
Come da titolo, anche un intero movimento sportivo ha trovato la sua piattaforma digitale. Su Dugout le squadre ed i giocatori di tutto il mondo possono postare video ed immagini esclusive e mostrare anche le proprie qualità. L’intento è di coinvolgere chiunque pratichi lo sport più conosciuto al mondo, ma non è un caso che i club più famosi l’abbiano già invaso.

5 STORIE ASSURDE EMERSE DA FOOTBALL LEAKS
Un tipico scandalo moderno, che agita le dita dei polemici da tastiera, mette dietro le sbarre qualche profilo medio-basso del giro losco e sostanzialmente non risolve nulla. Ma lo scandalo del calcio ha riservato anche storie incredibili come le amichevoli di beneficenza di Messi ed il vero prezzo di Gareth Bale.

10 BIGGEST MYSTERIES ON FOOTBALL
Un video che sconvolgerà le menti degli appassionati di calcio. Misteri, storie al limite della credibilità ma che voci ben informate potrebbero dire essere assolutamente vere. La vera età di Taribo West, Cristiano Ronaldo diventa spagnolo e finti avvocati che trattano per conto del Manchester United solo per iniziare. Nota a margine: è in inglese.

UN REGISTA SI E’ FATTO RUBARE APPOSTA LO SMARTPHONE E HA GIRATO UN FILM ALL’INSAPUTA DEL LADRO
A metà tra l’esperimento sociale e la volontà di superare i limiti dell’arte, in Olanda un giovane regista ha provato a farsi rubare il cellulare per ribaltare i ruoli del furto elettronico ed entrare lui nei panni di chi ha preso il suo telefono e non viceversa. Ma in fondo non è anche il suo un gesto di invasione della privacy?

THIS MIXTAPE PERFECTLY BLENDS CHANCE THE RAPPER VOCALS OVER KANYE WEST BEATS
“Chance The Dropout” è un lavoro realizzato da DJ Critical Hype e DJ Clyde, dove hanno combinato le tracce vocali di Chance The Rapper con le produzioni di Kanye West. Perchè? Entrambi sono di Chicago, il primo ha sempre dichiarato di ammirare il secondo e soprattutto perchè spacca.

LO STATUS DI MARRACASH
Per numero di produzioni, presenza sulla scena e qualità delle canzoni, ritengo Marracash il miglior rapper italiano.Questa intervista per SIAE fa il punto dopo l’uscita di due pietre miliari del rap come “Status”, ultimo album solista, e “Santeria”, disco in coppia con Gue Pequeno.

10, 100, 1000 nomi. Un solo Zanetti

La prima volta che l’ho visto in campo era la mia prima partita allo stadio: San Siro, 27 ottobre 1996, l’Inter sconfisse in casa 3-1 un Parma temerario. Per i gialloblu segna El Valdanito, quell’Hernan Crespo che segna il suo primo goal in Serie A e 6 anni più tardi vestirà il nerazzurro. Per la Beneamata doppietta di Zamorano e lui. Javier Adelmar Zanetti.
In quell’incontro si è conquistato il primo soprannome col quale ho iniziato a identificarlo. Zanna Bianca correva, si dannava e si buttava su qualsiasi pallone gli passava davanti, vecchio concetto calcistico di herreriana memoria.
Era da più di un anno che si trovava a Milano. L’adolescenza passata ad Avellaneda sui campi di calcio di Independiente e Talleres, interrotti da un anno di problemi fisici a dare una mano a quel padre muratore che fa di tutto per dare speranza alla carriera calcistica del figlio e a tutta la famiglia. Il sacrificio evidentemente scorre nelle vene dei Zanetti. La grande occasione arriva nel 1993, quando viene chiamato dal Banfield. E’ con i biancoverdi che mette in mostra il suo potenziale: corsa infinita, dribbling serrato e ubriacante e fame, tanta fame.
Sbarca due anni più tardi in Italia dall’Argentina insieme a Sebastian Rambert, grande promessa offensiva acquistata dal Independiente. Lui, un gregario buono a correre e recuperare palloni, insieme alla futura stella della Serie A. Sappiamo tutti come andò a finire.

 

Zanetti Inter nuovo acquisto

 

La penultima volta che l’ho visto ero fuori dalla Pinetina: una foto e un’autografo con lui erano il regalo per un mio amico, suo idolo da quando ha memoria del calcio. Siamo ragazzi degli anni 2000, cresciuti a pane e Winning Eleven, e i videogiochi mi hanno suggerito per lui il soprannome successivo.
Il mio amico prendeva solo l’Inter e in qualsiasi condizione si trovava, lui era in campo. Passavano pochi minuti e prendeva palla dalla sua trequarti. Salta un uomo, ne salta un altro, resiste a una scivolata, scarta un altro uomo, tiro dal limite dell’area e rete! Passavano altri tre minuti, stessa serpentina e doppietta. Non lo buttavi giù, non lo potevi fermare. Zanna Bianca è diventato Iron Man.
Fino al 28 aprile 2013 Javier Zanetti era come Tony Stark dentro la sua armatura: fisico roccioso, sprint incredibili e carisma da vendere. Le sue cosce sembrano due fusti di birra. Stan Lee e compagni, quando hanno creato l’uomo d’acciaio per la Marvel, non potevano immaginare che qualcuno in carne ed ossa potesse superare quell’ideale: acciaio nel fisico, acciaio nella mente.
Il primo trofeo è arrivato nel 1998 a Parigi, Coppa Uefa conquistata con un 3-0 sulla Lazio. Tabellino marcatori: Ronaldo, ancora Zamorano, e ancora Zanetti, con un’esultanza ad occhi spalancati dalla gioia. Dopo questa felice parentesi, il nulla per 7 anni. Qui Iron Man si tempra, con anni di sacrifici, corse, dribbling. Tanti cambi di ruolo, tantissimi cambi di allenatore, mai una panchina. A chiunque venisse ad allenare l’Inter appariva chiaro come il sole che lui fosse la molla della squadra, l’uomo che ti è sempre affianco. Stai festeggiando un goal? Lui è lì a festeggiare. Hai appena sbagliato? Lui è lì a tranquillizarti e a dirti come rimediare. Hai appena ricevuto un fallo contro? Lui è lì a sostenerti con l’arbitro e a prendere la situazione in mano. L’armatura aumenta di resistenza, di stagione in stagione, finchè non è anche il suo turno di alzare trofei. Dal 2004 al 2011 sono 15 quelli mostrati al cielo: 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions League e 1 Mondiale per Club. La stagione migliore la 2009-2010, senza ombra di dubbio: quel Triplete a firma Mourinho che ha permesso a Zanetti di alzare ben tre trofei in meno di un mese, con la coppa dalle grandi orecchie nel cielo di Madrid, ancora con gli stessi occhi spalancati di 12 anni prima.
Dopo questa striscia vincente incredibile Zanetti, così come tutta l’Inter, perde un pò di colpi. La corsa e il dribbling ci sono sempre, però fa sempre più fatica a rimanere in campo per 90 minuti ad alto livello. Nonostante questo, ormai sembra assicurato per lui un meritato buen retiro.
Ma arrivò, quel maledetto 28 aprile.

 

Inter Champions League Zanetti

 

L’ultima volta che l’ho visto in campo è stato ieri sera. San Siro è una bolgia fatta eccezione per la Curva Nord, assente per squalifica. Ad essere onesti, la differenza non si percepisce. Dall’inizio dell’incontro è un continuo inneggiare a Zanetti fino al suo ingresso in campo al 52′, quando prende il posto di Jonathan ed entra direttamente con la fascia da capitano. Come se ci fosse nato con quel pezzo di stoffa intorno al braccio. Ogni tocco di palla è un applauso scrosciante, la fatica nel recuperare la posizione si vede, ma appena riceve la palla sulla fascia lo spunto, lo sprint, il dribbling sono esattamente quelli di 19 anni fa, quando debuttava con la maglia nerazzurra. Finisce la partita, Lazio battuta 4-1 e scoppia la festa. Maglia numero 4 gigante in mezzo al campo, passerella di staff e compagni di squadra e accoglienza da pelle d’oca al centro del campo insieme alla famiglia. Microfono in mano e parole d’amore per la maglia e per tutti coloro che l’hanno accompagnato in quella che è a conti fatti la prima parte della sua carriera all’Inter. Poi giro di campo a raccogliere gli applausi del pubblico e la gioia dei compagni.
E’ passato poco più di un anno dalla rottura del tendine d’Achille sinistro, 6 mesi dal rientro in campo. Con Mazzarri ha trovato poco spazio in campo, spesso è partito dalla panchina, ma è riuscito comunque a rimettere piede in campo. Con un infortunio come il suo, a 40 anni, chiunque avrebbe appeso gli scarpini al chiodo: Zanetti, da vero Capitano, ha voluto esserci per un’ultima stagione con i suoi uomini e condurli per mano a questo nuovo inizio per l’Inter.
Lascia Moratti, entra Thohir, lui resta sempre al centro della storia nerazzurra: l’annuncio del ritiro è arrivato, così come l’intenzione di farlo rimanere in società. Il nuovo presidente è stato giusto e chiaro: “Il capitano sarà parte del club, studierà inglese, come un manager: deve imparare“. Sappiamo già che non ci sarà alcun problema per Zanetti. Così come ha affrontato la sua carriera da calciatore, affronterà anche quella da dirigente: tanta grinta, tanto impegno, tanta fame.
Ormai sono lontani i tempi in cui dava i primi calci nella periferia di Buenos Aires. Pupi è cresciuto. El Tractor non sarà più sul campo a macinare chilometri. E’ tempo di rimettere gli scarpini coi tacchetti nell’armadio e lustrare i mocassini.
Sono certo che, trovandoci a Milano, ci metterà poco a passare da Capitano a Capo.

 

Zanetti Inter festeggiamenti

 

Alla fine questi nomi hanno poca importanza. Pupi, El Tractor, Zanna Bianca, Iron Man, il Capitano. Chiamatelo come volete.
Lui sarà sempre con il numero 4.
Javier.
Adelmar.
ZANETTI.

 

Javier Zanetti Inter Lazio 2014

Rosso come il sole al tramonto

Sono quasi sicuro che Giorgio Muggiani, uno dei fondatori del F. C. Internazionale Milano e disegnatore del logo, avrebbe usato queste parole per descrivere la nuova maglia dei nerazzurri. Maglia disegnata dal presidente Moratti per la prossima stagione, che si affiancherà alla futura prima maglia classica a strisce verticali nero e blu e alla seconda bianca a banda diagonale nerazzurra già in uso quest’anno.

La scelta del colore è parecchio insolita: dopo anni in cui ci sono state solo due maglie e in cui la terza è stata o grigia o gialla, fa capolino il rosso. I più puristi possono storcere il naso, data la presenza anche del nero che insieme formano i colori degli odiati cugini milanisti, ma la Nike ha avuto l’accortezza di non mischiare il rosso e il nero. Infatti sulle maniche si trova una banda bicolore, con il nero sul bordo e il blu a contatto con il rosso, mentre lo sponsor Pirelli e lo swoosh del marchio americano saranno in bianco.

L’immagine che trovate qui non è ufficiale, ma solo un fotomontaggio: le bande nere e blu saranno più strette. Comunque riprende tutte le informazioni confermate uscite in questi giorni.
L’Inter in rosso non è una novità. La Umbro, per la stagione 1994-95, realizzò la terza maglia proprio in rosso, che però venne usata solo durante le amichevoli.

Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle.“. E per la prossima stagione anche un pò rossa.

04/09/2006:Ciao Giacinto

Ieri è morto all’età di 64 anni Giacinto Facchetti per una malattia che lo teneva da due mesi lontano dalla sua vita:il calcio,e soprattutto l’Inter.
Dopo una vita da calciatore nel nuovo ruolo inventato da Herrera,il terzino fluidificante,ha vinto di tutto e pure in nazionale è riuscito a guadagnarsi la fascia di capitano.Finita la carriera di calciatore,riprende a lavorare sei anni dopo il ritiro da vicepresidente dell’Atalanta.E poi un’altra vita nell’Inter:prima come dirigente,poi piano piano sempre più in alto fino a diventare nel gennaio 2004 il presidente dell’Inter,il diciannovesimo della storia di una squadra che lui ha amato.
Uomo pacato,di straordinaria bontà,sempre col sorriso sul volto,è sempre riuscito a cavarsela nella vita e soprattutto nello spietato mondo nel calcio.
Ciao Giacinto,ci mancherai,e unisciti insieme a Peppino Prisco a tifare per noi.