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Sala d’attesa – #12

Sala d'attesaSiete seduti ad aspettare il vostro turno dal dentista e le riviste di gossip non vi esaltano? Dovete attendere che il meccanico ripari la vostra auto e sapete che è inutile sfogliare il giornale alla ricerca di auto usate perchè sai che non la cambierai? La coda in posta si è ridotta ad una partita infinita ai giochini sul cellulare?

Prenditi un break come si deve e leggi uno di questi 15 articoli! Assicurato al 100%, la noia non sarà più un problema.

NON SOLO LA BELLA E LA BESTIA: DA CRUDELIA ALLA SIRENETTA ECCO TUTTI I REMAKE DISNEY CHE VEDREMO
L’uscita in questi giorni de “La Bella e la Bestia”, traduzione in live-action del successo Disney in cartone animato, sarà l’apripista che molti film nei prossimi mesi seguiranno lo stesso percorso. Già in cantiere, tra i tanti titoli, c’è la trasposizione di Mulan ed un nuovo capitolo di Mary Poppins.

SUPER RISARCIMENTO ALLA DISNEY PER LA MORTE DI CARRIE FISHER
Appassionati di cinema e di fantascienza sono rimasti colpiti dalla scomparsa dell’attrice americana, nel periodo in cui era ancora davanti alla camera da presa per girare il nuovo capitolo di Star Wars. Quello che sconvolge sono però i 50 milioni che la Disney incasserà dalla sua dipartita, frutto di un’assicurazione stipulata prima delle riprese.

LA LOGICA DEGLI OPPOSTI
Il pazzo mondo del calcio regala anche derby come quello tra MK Dons e Wimbledon. La prima nata dalle ceneri della seconda, che negli anni è stata riformata e portata in alto dai tifosi. Una faida degna delle migliori viste al cinema: il paragone con Impero e Alleanza Ribelle di Star Wars non è sprecato.

NAGELSMANN IL SECCHIONE
Quest’anno la Bundesliga sta riservando molte sorprese, come l’Hoffenheim di Julian Nagelsmann. Un 29enne che difficilmente vedrete accostato a Messi e Cristiano Ronaldo, perchè del club tedesco lui ne è l’allenatore. Un giovane calciatore vessato dagli infortuni trasformato in uno dei tecnici rivelazione di questa stagione.

YOURI DJORKAEFF: UOMO E CALCIATORE
Più volte l’ho detto su questo blog: se c’è un momento in cui ho capito che il calcio sarebbe stato parte della mia vita per sempre è stato quando ho visto la rete di Djorkaeff contro la Roma. Questo articolo del Ultimo Uomo ne dipinge i contorni di una carriera mai vincente quanto avrebbe potuto essere.

I TESORI NASCOSTI DELLA VECCHIA SERIE C
Rimpiazzata ormai dal 2014 dalla Lega Pro, la Serie C era quel conglomerato di squadre tra nobili decadute e province sconfinate. Molte squadre sono rimaste nel cuore degli appassionati e Crampi Sportivi ne stila una classifica per eleggere quella rimasta nel cuore dei tifosi anni ’90.

CHIEDI CHI ERA PASCUTTI
I veri campioni attraversano le generazioni, anche quando si trattano di figure che hanno fatto la storia in club senza alta notorietà. Ma a Bologna non hanno dubbi quando si parla di Ezio Pascutti: attaccanti migliori di lui ancora non hanno vestito la maglia rossoblu.

ASPETTANDO GABIGOL
Aspettarlo lo si è aspettato, e nel frattempo ha fatto pure il suo primo goal in Serie A, in casa del Bologna (come un certo Ronaldo). L’attesa però continua, perchè una rete non è sufficiente per dire che Gabriel Barbosa è arrivato nel campionato italiano. Quattro firme di Rivista Undici provano a capire quando arriverà il momento del brasiliano.

10 NUOVI TALENTI SUDAMERICANI DA TENERE D’OCCHIO
Il Sudamerica è una terra ricca di talenti calcistici, anche escludendo Brasile e Argentina. Ultimo Uomo raccoglie dieci dei migliori prospetti che nei prossimi anni potrebbero trovare spazio nel calcio che conta e far sentire il loro nome in giro per il mondo.

EDUCAZIONE SENTIMENTALE NIPPONICA
Il Campionato Mondiale per Club è la migliore competizione dove attendersi delle sorprese. Ci si aspetta un dominio sconfinato dei club europei, e invece spesso anche per loro non è una passeggiata. Ne sa qualcosa il Real Madrid, che quest’anno ha sudato la vittoria ai supplementari contro il Kashima Antlers, a cui questo non è bastato.

THE ARTIST
Se il calcio di oggi è costellato di stelle e stellette, quello che era di scena più di 50 anni fa era popolato da personaggi che definire pittoreschi è riduttivo. La storia di René Vignal, portiere francese che ha interrotto la sua carriera prima dei trent’anni ma ha vissuto una vita travolgente.

IL CATANZARO DEI MIRACOLI
Lo sapevate che il Catanzaro ha vinto lo Scudetto nel 1980? E aveva anche molti stranieri, molti più di quanti ne ricordiate. Se state controllando Wikipedia e vi risulta che sia stata l’Inter a conquistare il tricolore, è perchè non conoscete la vecchia Fiat 125 che viaggia nel tempo.

LA COMUNITA’ CHE CELEBRA UN FILM MAI ESISTITO
Maccio Capatonda direbbe che “esistono film che non esistono” e un nutrito gruppo sostiene proprio questa tesi. Sono convinti che negli anni ’90 sia uscito una pellicola intitolata “Shazaam”, interpretata da un attore comico che giura di non aver mai partecipato ad un film del genere.

DIECI FUMETTI CHE ASPETTIAMO NEL 2017
Per gli appassionati di fumetti qua c’è una bella lista da consultare per trovare qualche titolo interessante. Quello che ha attratto la mia attenzione è “The Wicked + The Divine” (Bao Publishing): dodici individui sono reincarnazioni di altrettante divinità, da cui avranno adorazione e potere. Ma sono destinati a morire entro 2 anni.

BREVE INTRODUZIONE A LEAGUE OF LEGENDS
E’ uno degli e-sports che si sta ritagliando più spazio di tutti nella scena e che di anno in anno cresce esponenzialmente in ogni parte del globo. Tanto da convincere Ultimo Uomo a parlarne e spiegare come l’oligarchia di Stati Uniti, Cina e Corea del Sud sta per essere scardinata da giocatori di tutto il resto del mondo.

10, 100, 1000 nomi. Un solo Zanetti

La prima volta che l’ho visto in campo era la mia prima partita allo stadio: San Siro, 27 ottobre 1996, l’Inter sconfisse in casa 3-1 un Parma temerario. Per i gialloblu segna El Valdanito, quell’Hernan Crespo che segna il suo primo goal in Serie A e 6 anni più tardi vestirà il nerazzurro. Per la Beneamata doppietta di Zamorano e lui. Javier Adelmar Zanetti.
In quell’incontro si è conquistato il primo soprannome col quale ho iniziato a identificarlo. Zanna Bianca correva, si dannava e si buttava su qualsiasi pallone gli passava davanti, vecchio concetto calcistico di herreriana memoria.
Era da più di un anno che si trovava a Milano. L’adolescenza passata ad Avellaneda sui campi di calcio di Independiente e Talleres, interrotti da un anno di problemi fisici a dare una mano a quel padre muratore che fa di tutto per dare speranza alla carriera calcistica del figlio e a tutta la famiglia. Il sacrificio evidentemente scorre nelle vene dei Zanetti. La grande occasione arriva nel 1993, quando viene chiamato dal Banfield. E’ con i biancoverdi che mette in mostra il suo potenziale: corsa infinita, dribbling serrato e ubriacante e fame, tanta fame.
Sbarca due anni più tardi in Italia dall’Argentina insieme a Sebastian Rambert, grande promessa offensiva acquistata dal Independiente. Lui, un gregario buono a correre e recuperare palloni, insieme alla futura stella della Serie A. Sappiamo tutti come andò a finire.

 

Zanetti Inter nuovo acquisto

 

La penultima volta che l’ho visto ero fuori dalla Pinetina: una foto e un’autografo con lui erano il regalo per un mio amico, suo idolo da quando ha memoria del calcio. Siamo ragazzi degli anni 2000, cresciuti a pane e Winning Eleven, e i videogiochi mi hanno suggerito per lui il soprannome successivo.
Il mio amico prendeva solo l’Inter e in qualsiasi condizione si trovava, lui era in campo. Passavano pochi minuti e prendeva palla dalla sua trequarti. Salta un uomo, ne salta un altro, resiste a una scivolata, scarta un altro uomo, tiro dal limite dell’area e rete! Passavano altri tre minuti, stessa serpentina e doppietta. Non lo buttavi giù, non lo potevi fermare. Zanna Bianca è diventato Iron Man.
Fino al 28 aprile 2013 Javier Zanetti era come Tony Stark dentro la sua armatura: fisico roccioso, sprint incredibili e carisma da vendere. Le sue cosce sembrano due fusti di birra. Stan Lee e compagni, quando hanno creato l’uomo d’acciaio per la Marvel, non potevano immaginare che qualcuno in carne ed ossa potesse superare quell’ideale: acciaio nel fisico, acciaio nella mente.
Il primo trofeo è arrivato nel 1998 a Parigi, Coppa Uefa conquistata con un 3-0 sulla Lazio. Tabellino marcatori: Ronaldo, ancora Zamorano, e ancora Zanetti, con un’esultanza ad occhi spalancati dalla gioia. Dopo questa felice parentesi, il nulla per 7 anni. Qui Iron Man si tempra, con anni di sacrifici, corse, dribbling. Tanti cambi di ruolo, tantissimi cambi di allenatore, mai una panchina. A chiunque venisse ad allenare l’Inter appariva chiaro come il sole che lui fosse la molla della squadra, l’uomo che ti è sempre affianco. Stai festeggiando un goal? Lui è lì a festeggiare. Hai appena sbagliato? Lui è lì a tranquillizarti e a dirti come rimediare. Hai appena ricevuto un fallo contro? Lui è lì a sostenerti con l’arbitro e a prendere la situazione in mano. L’armatura aumenta di resistenza, di stagione in stagione, finchè non è anche il suo turno di alzare trofei. Dal 2004 al 2011 sono 15 quelli mostrati al cielo: 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions League e 1 Mondiale per Club. La stagione migliore la 2009-2010, senza ombra di dubbio: quel Triplete a firma Mourinho che ha permesso a Zanetti di alzare ben tre trofei in meno di un mese, con la coppa dalle grandi orecchie nel cielo di Madrid, ancora con gli stessi occhi spalancati di 12 anni prima.
Dopo questa striscia vincente incredibile Zanetti, così come tutta l’Inter, perde un pò di colpi. La corsa e il dribbling ci sono sempre, però fa sempre più fatica a rimanere in campo per 90 minuti ad alto livello. Nonostante questo, ormai sembra assicurato per lui un meritato buen retiro.
Ma arrivò, quel maledetto 28 aprile.

 

Inter Champions League Zanetti

 

L’ultima volta che l’ho visto in campo è stato ieri sera. San Siro è una bolgia fatta eccezione per la Curva Nord, assente per squalifica. Ad essere onesti, la differenza non si percepisce. Dall’inizio dell’incontro è un continuo inneggiare a Zanetti fino al suo ingresso in campo al 52′, quando prende il posto di Jonathan ed entra direttamente con la fascia da capitano. Come se ci fosse nato con quel pezzo di stoffa intorno al braccio. Ogni tocco di palla è un applauso scrosciante, la fatica nel recuperare la posizione si vede, ma appena riceve la palla sulla fascia lo spunto, lo sprint, il dribbling sono esattamente quelli di 19 anni fa, quando debuttava con la maglia nerazzurra. Finisce la partita, Lazio battuta 4-1 e scoppia la festa. Maglia numero 4 gigante in mezzo al campo, passerella di staff e compagni di squadra e accoglienza da pelle d’oca al centro del campo insieme alla famiglia. Microfono in mano e parole d’amore per la maglia e per tutti coloro che l’hanno accompagnato in quella che è a conti fatti la prima parte della sua carriera all’Inter. Poi giro di campo a raccogliere gli applausi del pubblico e la gioia dei compagni.
E’ passato poco più di un anno dalla rottura del tendine d’Achille sinistro, 6 mesi dal rientro in campo. Con Mazzarri ha trovato poco spazio in campo, spesso è partito dalla panchina, ma è riuscito comunque a rimettere piede in campo. Con un infortunio come il suo, a 40 anni, chiunque avrebbe appeso gli scarpini al chiodo: Zanetti, da vero Capitano, ha voluto esserci per un’ultima stagione con i suoi uomini e condurli per mano a questo nuovo inizio per l’Inter.
Lascia Moratti, entra Thohir, lui resta sempre al centro della storia nerazzurra: l’annuncio del ritiro è arrivato, così come l’intenzione di farlo rimanere in società. Il nuovo presidente è stato giusto e chiaro: “Il capitano sarà parte del club, studierà inglese, come un manager: deve imparare“. Sappiamo già che non ci sarà alcun problema per Zanetti. Così come ha affrontato la sua carriera da calciatore, affronterà anche quella da dirigente: tanta grinta, tanto impegno, tanta fame.
Ormai sono lontani i tempi in cui dava i primi calci nella periferia di Buenos Aires. Pupi è cresciuto. El Tractor non sarà più sul campo a macinare chilometri. E’ tempo di rimettere gli scarpini coi tacchetti nell’armadio e lustrare i mocassini.
Sono certo che, trovandoci a Milano, ci metterà poco a passare da Capitano a Capo.

 

Zanetti Inter festeggiamenti

 

Alla fine questi nomi hanno poca importanza. Pupi, El Tractor, Zanna Bianca, Iron Man, il Capitano. Chiamatelo come volete.
Lui sarà sempre con il numero 4.
Javier.
Adelmar.
ZANETTI.

 

Javier Zanetti Inter Lazio 2014