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Vynil Sellout – Febbraio 2015

Continua il Vynil Sellout con il secondo appuntamento dell’anno.

Data la coincidenza, e dato che è già stato soggetto di altri post su questo blog, questo mese le tre canzoni scelte arrivano tutte da Sanremo. Cercando di dire qualcosa di più oltre alle solite cose sentite nella 65° edizione della kermesse musicale.

Curiosi di scoprire la tripletta di questo mese? Andiamo a scoprirla!

Vinili, scritte con linee di troppo... Tutto molto hipster!

Vinili, svendite, scritte con linee di troppo… Tutto molto hipster!

1- Fatti Avanti Amore – Nek
Certo, sono influenzato dal fatto che Nek è uno dei miei cantanti preferiti, ma i risultati mi hanno dimostrato che non ero il solo a darlo come uno dei favoriti. Alla fine dei cinque giorni che hanno incollato l’Italia davanti ai televisori, riceve dalle mani di Carlo Conti i premi per Miglior Cover (versione stupenda di “Se telefonando“), Miglior Arrangiamento e Premio della Sala stampa; nella gara normale finisce invece sul secondo gradino del podio col primo ‘usurpato’ da Il Volo.
La sua rimane una canzone decisamente pop, con suoni affini ai Coldplay e il ritmo che strizza l’occhio alla musica dance. E’ il pezzo che, a una settimana dalla fine, sta spopolando in radio. E si sa che alla fine questo conta più della vittoria finale…

2- Che Giorno E’ – Marco Masini
Canzone data come favorita nei giorni che anticipavano l’inizio della kermesse, chiude con un misero sesto posto. La stampa nazionale ha toppato annunciando la canzone di Masini come la candidata numero uno per la vittoria finale, ma ci ha visto lungo indicandola come una delle migliori canzoni di questa edizione.
Marco Masini torna sulla scena di prepotenza, con un brano che convince: musica e testo che vanno d’amore d’accordo e che valorizzano a pieno la potenza spiazzane della sua voce. Avrebbe sicuramente meritato così, ma in un sistema in cui si concede tanto valore al televono per uno come lui c’è poco spazio.

3- Una Finestra Tra Le Stelle – Annalisa
Brano che mi ha un pò spiazzato. Avevo già tessuto le lodi della cantante uscita da Amici inserendola nella mia Top 5 di Sanremo 2013 e mi riscopro ad apprezzare nuovamente la canzone che ha proposto per il concorso.
La sua voce ormai ha preso un’identità ben precisa nel panorama musicale italiano e riesce a modellarla su un brano tipicamente sanremese: musica che sfrutta parecchio l’orchestra e un testo d’amore che più d’amore non si può. Ne esce un pezzo che prende al cuore e lo delizia per 3 minuti. Degna di nota anche la cover di “Ti Sento“.

Top 5 – Sanremo 2014

Ingresso Teatro Ariston Sanremo 2014

Vuoi il timore di scoprire se questa edizione sarebbe stata all’altezza di quella dello scorso anno. Vuoi la mancanza di un cantante di riferimento. Vuoi l’organizzare una nuova campagna di D&D. Vuoi la ritardata asta invernale del fantacalcio. Vuoi che il televisore in camera mia prende i canali da La7 in poi.
Fatto sta che quest’anno ho visto solo l’ultima puntata di Sanremo. Saltando anche i primi 5 cantanti non di proposito. 

Per chi si stesse chiedendo se allora questa classifica sia campata in aria: non temete. Sono andato a risentirmi tutte le canzoni che hanno passato il turno. Quindi eccoci per il terzo anno di fila con la mia personale Top 5 dei brani sentiti a Sanremo edizione 2014. Ma prima, un pò di informazioni utili per chi non ha seguito il Festival e che mi daranno una mano coi motori di ricerca!
Quella conclusasi ieri sera era la 64° edizione del Festival, condotto per il secondo anno di fila da Fabio Fazio e Luciana Litizzetto. Il tipo di conduzione ha seguito abbastanza quella dello scorso anno (per quel poco che ho visto) e anche quest’anno gli ospiti di spessore non sono mancati: gli unici che ho fatto tempo a vedere sono Maurizio Crozza in versione Matteo Renzi, Ligabue e Stromae. A trionfare quest’anno è stata Arisa con “Controvento“, che ha messo dietro nell’ordine Raphael Gualazzi & The Bloody Beetroots e Renzo Rubino.

Ora bando alle ciance: buttiamoci a pesce nella mia Top 5: le migliori canzoni della kermesse musicale, ovviamente dal mio punto di vista.

5°: Renzo Rubino – “Ora”
Il giovane cantautore tarantino, al terzo posto lo scorso anno nella categoria giovani, replica il risultato quest’anno tra i big con una canzone che intreccia un ritmo incalzante ad un cantato  leggero, quasi sussurrato, che gli dona un’intimità notevole. Nell’esibizione dal vivo il brano cattura per l’energia che Rubino mette al pianoforte. (Ascolta QUI)

4°: Riccardo Sinigallia – “Prima di andare via”
A quattordici anni dalla prima partecipazione con i Tiromancino, Sinigallia torna con un pezzo proprio.Testo avvolgente, ritmo cadenzato da una chitarra sognante e l’orchestra ad arricchire lo sfondo: la canzone aveva tutto per puntare al titolo nella kermesse sanremese. Purtroppo il brano era già stato eseguito in pubblico, contravvenendo alle regole del Festival e per questo escluso. (Ascolta QUI)

3°: Perturbazione – “L’unica”
Il gruppo guidato dalla voce di Tommaso Cerasuolo è alla prima partecipazione a Sanremo. La canzone che portano è un rock accattivante e ballabile che, a contrario di come può sembrare dal titolo, racconta di una sequele di conquiste amorose scolpite nella memoria del cantante. Il premio della Sala Stampa è meritato. (Ascolta QUI)

2°: Raphael Gualazzi & The Bloody Beetroots – “Liberi o no”
Dopo il 5° posto della scorsa edizione, il pianista jazz torna all’Ariston in compagnia del mascherato Sir Bob Cornelius Rifo, musicista poliedrico che contribuisce a dare alla musica di Gualazzi quella sferzata di ritmo che il pianoforte da solo non riesce a dare. Il brano finisce secondo sia nella competizione che nella mia classifica, preceduto in tutti e due i casi dalla stessa artista. (Ascolta QUI)

1°: Arisa – “Controvento”
Immagino in molti saranno contro questa scelta, dato che già ho letto in giro molte opinioni contrarie. Ma è innegabile: se al principio può sembrare la classica canzone da Sanremo, a un ulteriore ascolto esce fuori non solo l’eccezionale voce di Arisa, ma anche un accompagnamento musicale leggero e sognante, a metà tra le colonne sonore dei film Disney e le composizioni musicali di anni e anni fa. E poi diciamolo: avrebbe meritato di vincere già nel 2012 con “La notte”.(Ascolta QUI)

Top 5 – I migliori dischi del 2013

E siamo alla fine anche di questo anno. Il 2013 è stato pieno di sorprese (come ogni anno del resto, sfido a passare un anno dove non succede nulla!) e dal punto di vista musicale ha regalato moltissimi prodotti di qualità.
C’è modo migliore, se non una bella Top 5, per presentare i migliori dischi di quest’anno? Ovviamente no!
O magari c’è. Ma quando lo presentavano stavo andando a comprare la carta igenica.
Ci stavo coprendo la casa del presentatore.

E’ cosa buona e giusta ripeterlo ogni volta: questa Top 5 è la mia personale! Se avete opinioni diverse potete esprimerle con un commento, ma evitando epiteti gratuiti ed inutili. Anzi vi invito a suggerirmi pubblicazioni di quest’anno che non sono presenti in classifica per sentirle e, perchè no, scriverne qui.
Ma vi dico subito: i Vaiacagar non li ascolto.
Non mi piace la musica folk.

Copertina Clementino Mea Culpa 2013

5°: Clementino – Mea Culpa
Questo album, a mio modo di vedere, è il migliore tra quelli rap nel nostro paese. Sono usciti altri dischi interessanti (Dargen D’Amico, Fabri Fibra, Gemitaiz, Salmo), ma quello della Iena è senza dubbio il migliore. Unisce brani tipicamente hip hop a pezzi con basi morbide, come la hit O’ vient. Stessa hit che lo lancia come nuovo rappresentate della musica partenopea, con quel misto tra italiano e napoletano che lo rende un piezz ‘e core di tutti.
TRACCIA CONSIGLIATA: Fratello (ft. Jovanotti) —> Ascolta QUI

Ellie Goulding Halcyon Days Deluxe Version 20134°: Ellie Goulding – Halcyon Days
In teoria non vale, perchè è un repackaging dell’album del 2012, Halcyon, con qualche canzone in più. Però sono costretto a concedere un permesso straordinario: quelle canzoni in più sono straordinarie!
Devono, perchè meritano, stare dentro questa Top 5. La voce e lo stile della cantante inglese rimangono unici, lei è la sola che può realizzare i brani che fa.
TRACCIA CONSIGLIATA: Tessellate —> Ascolta QUI

Jay Z Magna Carta cover3°: Jay-Z – Magna Carta
Il Signor Beyoncé ha sfornato quello che in gergo viene chiamato “un album della madonna”.
Dentro c’è tutto quello che l’hip hop Made in USA ha da offrire: basi spettacolari, testi e flow da pelle d’oca. Senza parlare delle collaborazioni: Justin Timberlake, Frank Ocean, Rick Ross e non poteva mancare Beyoncé.
Shawn Corey Carter: hai fatto centro.
TRACCIA CONSIGLIATA: Part II (On The Run) (ft. Beyoncé) —> Ascolta QUI

Paramore Paramore 2013 cover cd2°: Paramore – Paramore
Il ritorno che io e milioni di altri fan aspettavamo. Nonostante la partenza di due elementi della band, il gruppo si è rialzato e ha pubblicato un disco che gli dona un’identità indissolubile. Il loro rock si ramifica e abbraccia tutto il mondo musicale. Questa musica E’ i Paramore, e il loro nome usato anche per quello del disco ne è la prova.
E poi c’è la voce di Hayley Williams.
TRACCIA CONSIGLIATA: Part II —> Ascolta QUI

Daft Punk Random Access Memories cd cover1°: Daft Punk – Random Access Memory
Mi spiace, ma non potete dire niente. Se avete sentito solo due canzoni non potete capire l’immensità di questo lavoro discografico. Un album sensazionale, fatto da due mostri della musica, più che elettronica.
Per convincervi, leggete le parole di Giorgio Moroder, apripista negli anni ’70 nell’uso delle nuove tecnologie nella musica e collaboratore in uno dei brani: “Quando sono andato allo studio di registrazione, era tutto pronto e vidi tre microfoni. Mi dissi ‘hanno paura che un microfono non funzioni‘, così chiesi al tecnico: ‘Perchè state usando tre microfoni?‘. Lui disse: ‘Quello sulla sinistra è per i vecchi suoni anni ’60, uno per gli anni ’70 e questo per quelli dei giorni nostri‘. ‘Chi sentirebbe la differenza?‘ e lui disse: ‘Nessuno‘. Così dissi: ‘Perchè Thomas (Bangalter, uno dei due Daft Punk) lo sta facendo?‘. ‘Oh,‘ disse ‘lui sentirebbe la differenza!“.
TRACCIA CONSIGLIATA: Instant Crush (ft. Julian Casablancas) —> Ascolta QUI

 

Come detto in precedenza, attendo i vostri commenti per sapere che ne pensate e quali album si trovano nella vostra personale classifica.
Auguro a tutti un felice anno nuovo, e che ci porti tanta tanta tanta bella musica come nel 2013!

Top 5 – Sanremo 2013

sanremo
E’ da poco passato un altro Festival di Sanremo, per la precisione la 63° edizione. Quest’anno il timone è stato guidato da Fabio Fazio e Luciana Litizzetto, per una conduzione “all’acqua di rose”: molto semplice (a tratti anche un pò improvvisata), ma molto d’effetto e certamente apprezzata. Edizione con momenti importanti e forti, dettati dalla direzione interna e da quella esterna (le incombenti elezioni politiche). Ci siamo ritrovati davanti a Maurizio Crozza e alle sue imitazioni fischiate, Stefano Bollani che ha mostrato le acrobazie che compie sui tasti del pianoforte, Claudio Bisio e il suo pezzo non troppo divertente ma decisamente importante, alla Litizzetto che scandisce a chiare lettere come la pensa, e come tutti dovrebbero pensarla, sulla violenza sulle donne. Vincitore del Festival è stato Marco Mengoni con “L’essenziale“, seguito a ruota da Elio e le Storie Tese e i Modà.
Questa che trovate di seguito è la mia Top 5: le migliori canzoni della kermesse musicale, ovviamente dal mio punto di vista.

5°: Marta Sui Tubi – “Vorrei”
La band folk, alla prima partecipazione alla kermesse, portano un brano vivo e pieno di energia e sentimento, che fa venir voglia di cantare col cantante (Giovanni Gulino). La canzone non riscontra grandissimo successo durante la gara, ma di certo permetterà al gruppo di farsi conoscere anche dai più. (Ascolta QUI)

4°: Max Gazzè – “Sotto Casa”
Il cantautore romano, al suo quarto Sanremo, presenta una canzone curiosa. Come tema ha uno di quelli che mai si penserebbe adatti al Festival: la fede religiosa, nello specifico con la figura dei testimoni di Geova, osteggiati e odiati citofonatori che tormentano le domeniche mattine sonnecchiose di tutti. Anche la canzone in sè è particolare, con un motivetto orecchiabile che rimane in testa. (Ascolta QUI)

3°: Annalisa – “Scintille”
La cantante uscita da Amici è alla sua prima partecipazione al Festival ed ha l’occasione di presentarsi anche a un pubblico più “maturo”. Quella che porta sul palco dell’Ariston si può definire una canzonetta: allegra, leggera, col ritmo che rimbalza e che le permette di dare sfogo al lato sia delicato sia più forte della sua voce. (Ascolta QUI)

2°: Elio e le Storie Tese – “La Canzone Mononota”
Veri e propri idoli di questa edizione. La canzone è azzeccatissima e in pieno nel loro stile acceso e divertente, ma anche critico e irriverente. Senza parlare delle interpretazioni date nelle varie serate, tra macrocefalie e obesità di gruppo. Ma (in questi casì c’è sempre un ma) se gli Elii non sono al primo posto della mia Top 5 è perchè, seppur bello da morire, il loro brano mancava di emozione, quella che ti fa venire i brividi a sentirla. (Ascolta QUI)

1°: Daniele Silvestri- “A bocca chiusa”
Invece qui l’emozione c’è e si sente molto. La cosa che la rende ancora più bella come canzone è l’argomento: non è una banale canzone d’amore, ma un brano che racconta di chi, in questi ultimi anni di storia, è sceso in piazza a protestare nei cortei e anche se viene zittito continua a volersi far sentire. Purtroppo per Silvestri questo non gli è valso per arrivare alla finale, ma realizza comunque una canzone eccezionale. (Ascolta QUI)

Top 5 – Loghi NBA

Oggi inizia la stagione NBA! Molti appassionati attenderanno con trepidazione questo nuovo corso della National Basketball Association, soprattutto perchè quest’anno si partirà dall’inizio. Infatti l’anno scorso il campionato è iniziato solo a dicembre inoltrato per le vicende contrattuali dei giocatori con la lega (leggi il post inerente a questo link).
Partono favoriti i Miami Heat, vincitori degli ultimi Playoff, e a mio avviso non avranno rivali nelle Eastern Conference, forse solo i Chicago Bulls potranno fare qualcosa, a patto che Derrick Rose sia rientrato dall’infortunio come prima, se non meglio.
Nella Western Conference, invece, sono almeno tre le squadre che si potranno dare battaglia: gli Oklahoma City Thunder, finalisti nella scorsa stagione, i Los Angeles Lakers, stra-rinforzati con gli arrivi di Steve Nash e Dwight Howard, e i loro cugini Los Angeles Clippers, alla seconda stagione con un roster di alto livello.
Ma, come da titolo, questa è una Top 5 sui loghi delle squadre NBA. Per cui bando alle ciance e via con la mia personalissima classifica dei migliori loghi del basket americano.

5°: Denver Nuggets (2005)
Squadra che ha vissuto anni gloriosi nel passato, e adesso sta tornando a buoni livelli, grazie anche a uno dei tre italiani presenti nella lega: Danilo Gallinari. La capitale del Colorado ha una squadra dal nome che evoca a dovere la zona che rappresenta: richiama infatti i minatori in cerca delle pepite che lavorano nella zona montuosa. E così anche il logo, con le piccozze incrociate e la vetta innevata e pure la combinazione di colori è molto evocativa.

4°: Chicago Bulls (1966)
Uno dei loghi più vecchi, più classici e più belli di tutta la National Basketball Association. Colpisce molto per la sua semplicità, senza la ricerca di profili impegnativi o figure intere che potrebbero stonare. Oltretutto è da apprezzare il limitato uso dei colori: sono solo tre, ma be definiti e soprattutto fanno effetto ancora oggi. Se poi contiamo che è un logo legato indissolubilmente a grandi campioni come Michael Jordan, Scottie Pippen e oggi Derrick Rose.

3°: New Orleans Hornets (2008)
Squadra dai trascorsi travagliati. Prima si trovava a Charlotte, poi dal 2002 il trasloco a New Orleans, e in mezzo (dal 2005 al 2007) il trasferimento a Oklahoma City a causa della devastazione causata dall’uragano Katrina. Questo logo è stato adottato dal ritorno in Louisiana e celebra la città che ospita la franchigia: il calabrone simbolo della squadra è rappresentato in modo tale da ricordare un giglio, simbolo di New Orleans. La combinazione tra azzurro e viola è decisamente inusuale, ma conferisce al logo l’aria allegra e spensierata proprie della città madre del Mardi Gras.

2°: Minnesota Timberwolves (1989)
Uno dei loghi più belli che si siano mai visti. Tutto colpisce: la grafica, i colori e le forme. Purtroppo i Timberwolves hanno deciso di cambiare logo e di non adottare più questo, ma rimane comunque il migliore che la squadra di Minneapolis abbia mai adottato (ma anche gli altri loghi possono dire la loro). Personalmente, per quanto riguarda la grafica trovo sia il migliore in assoluto, ma c’è una nota negativa: il grigio del pallone da basket alle spalle del lupo non si sposa bene con il blu e il verde. Per me fosse stato bianco sarebbe stato ancora più d’effetto, e magari al primo posto di questa Top 5.

1°: Atlanta Hawks (1972)
Estremamente semplice, estremamente d’effetto. Questo logo, ormai in disuso, riassume in modo facile tutto quello che richiede un logo: colore principale e simbolo della squadra. Oltretutto questo stemma rappresenta un’era del basket, quando Atlanta riusciva a dire la sua e anche a vincere qualche titolo e solo da pochi anni era approdata in Georgia (dopo essere stata a Buffalo, Moline, Milwaukee e St. Louis). Oggi il logo è più complesso, ma questo rimane di certo quello che rimane nella mente di tutti gli appassionati.

Top 5 – Città da visitare

Sarà il caldo torrido milanese, sarà che quest’anno il massimo di “vacanza” che ho avuto è stare qualche giorno a dormire fuori casa, sarà che il viaggio dello scorso anno a Londra mi ha entusiasmato, sarà che non so di che scrivere, sarà quel che sarà…ma mo vi beccate la mia Top 5 sulle cinque città da visitare assolutamente! (O per lo meno, che io voglio visitare, ma che, sono sicuro, condividerete)

5°: Tirana
La capitale albanese non è di certo una rinomata località turistica, ma ammetto che mi affascina. Quello che mi incuriosisce di questa città è la sua evoluzione: in questi ultimi decenni è cresciuta molto e, con lo sviluppo dell’urbanistica e delle tecnologie, devono affrontare probelmi come la salvaguardia delle zone storiche della città e la protezione della stessa dal sempre crescente inquinamento. Sarebbe affascinante osservare da vicino come Tirana sta affrontando tutto questo e allo stesso tempo ammirare le bellezze di una città molto sottovalutata. E per questo si merita un posto in questa classifica!
Cosa vedere: Castello di Petrela, Cattedrale di San Paolo, Taiwan Center, Piazza Skanderbeg, Torre dell’Orologio, Castello di Tirana, Et’hem Bey Mosque, Tabak Bridge, Dëshmorët e Kombit Boulevard, Dajti Mountain, Kapllan Pasha’s Grave, Tirana New Bazaar, Brari Canyon.

4°: New York
So che non mettendo la Grande Mela al primo posto aizzerò contro di me centinaia di migliaia di lettori (che non ho), ma il motivo di questo quarto posto è molto semplice. Temo quello che per esperienza personale ho rinominato l'”effetto Londra”: essere in una città così grande e con così tante cose da vedere che alla fine o si vedono tutte gustandosele a metà o se ne vedono solo una parte decentemente. Quindi, con buona pace dell’Empire State Building, del Madison Square Garden, della Statua della Libertà, di Central Park e di tutto il resto della città, NY si piazza ai piedi del podio.
Cosa vedere: Statua della Libertà, Central Park, Ground Zero, Ponte di Brooklyn, Empire State Building, Times Square, Broadway, Wall Street, One World Trade Center, Cattedrale di San Patrizio.

3°: Lione
Personalmente, non ho mai amato la Francia, e a dirla tutto nemmeno i francesi. Però Lione mi dà l’idea di uno di quei posti che non ha mai avuto occasione di essere protagonista nella Storia, ma che ha visto tutti i periodi passare e lasciare qualcosa di loro. Romani, medioevo, impero, rivoluzione, Napoleone e due conflitti mondiali: Lione non è mai il fulcro dell’azione, ma è sempre coinvolta e ha sempre avuto la sua parte. Quindi una città ricca di storia e allo stesso tempo una delle più importanti economicamente parlando. Con tutto questo solo come premessa non posso essere indifferente e anche il mio odio per la Francia può essere abbandonato per un pò.
Cosa vedere: Rodano, anfiteatro delle tre Gallie, Place Bellecour, Place des Terreaux, Parc de la Tête d’Or, Torre metallica di Fourvière, Stadio di Gerland, Basilica di Saint-Martin d’Ainay, Cattedrale primaziale di Saint-Jean-et-Saint-Étienne, Palazzo San Pietro, Torre del Crédit Lyonnais.

2°: Sao Paulo
Sono molto affascinato dal Brasile. E’ uno stato che vive con un fortissimo contrasto: da una parte il boom economico, con le città che piantano semi nel cemento dai quali sbucano alti palazzi, e dall’altra la periferia, sempre immersa in una miseria che, messa a confronto col lustro dei centri città, c’è da non crederci. Ovviamente, anche una grande metropoli come Sao Paulo vive di questo contrasto, immersa tra grattacieli e favelas, e se si considera che è la città più vasta e popolosa dell’emisfero australe, si può solo immaginare quante cose ci siano da vedere e ammirare di questa città.
Cosa vedere: Paulista Avenue, Brooklin, Banespa Building, Catedral da Sé, Edifício Copan, Edifício Itália, Mooca, Liberdade, Mercado Municipal, Municipal Theatre of São Paulo, Museu do Ipiranga, Pátio do Colégio, Praça da Sé.

1°: Porto
Se si vuole trovare un filo conduttore tra le prime 3 posizioni, possiamo usare l’economia. Lione, Sao Paulo e Porto sono città fondamentali per i loro rispettivi stati a livello economico, si può dire siano stati il traino per la crescita dei rispettivi paesi. Potremmo dire che è questo che mi attira in Porto: una città che è cresciuta col tempo, e insieme a lei tutto il Portogallo. Oltretutto, come suggerisce il nome, è una città dedita alla navigazione, che si affaccia sul fiume Duoro e sul quale sorgono ponti grandiosi. Una città che incarna in pieno lo spirito dei navigatori, ma che regala molto anche al suo interno.
Cosa vedere: Casa da Música, Avenida dos Aliados, Palacio de Cristal, Casa do Infante, Museu do Vinho do Porto, Torre dos Clérigos, Palazzo della Borsa, Estação Ferroviária de Porto-São Bento, Ribeira, Castelo do Queijo, Cattedrale e Terreiro da Sé, Chiesa di San Francesco, Estádio do Dragão.

Allora? Vi ho convinto a inserire queste cinque città tra le mette dei vostri prossimi viaggi? Voi quali aggiungereste?

Top 5 – Speciale Sanremo

Ci siamo lasciati alle spalle la 62° edizione del Festival di Sanremo, la seconda con la disorganizzata e simpatica conduzione di Gianni Morandi, quest’anno accompagnato dallo scanzonato Rocco Papaleo e dalla affascinante Ivana Mrazova. In questa edizione segnata dalle polemiche sollevate da Adriano Celentano, i Soliti Idioti e Belen Rodriguez, a vincere è stata Emma, arrivata sul gradino alto del podio in compagnia di Arisa e Noemi.
Questa che vi propongo è la mia Top 5: le migliori canzoni della kermesse musicale, ovviamente dal mio punto di vista. In più, per questo articolo ci sarà una sorpresa.

5°: Nina Zilli – “Per Sempre”
La cantante piacentina, alla prima a Sanremo tra i big, porta un brano con le tipiche sonorità anni ’60 a cui ci ha ben abituato. Forse troppo, e i giudici potrebbero aver risentito di questo e non averla mandata tra i primi 6. Si può comunque consolare con la partecipazione a maggio all’Eurovision Song Contest. (Ascolta QUI)

4°: Dolcenera – “Ci vediamo a casa”
Al suo quarto Sanremo, Dolcenera porta una canzone dei suoi, con una buona musica e la sua voce comunque a fare da padrona. Arriva sesta nella classifica finale, ma non viene aiutata dai giornalisti e non riesce a raggiungere le prime tre posizioni. (Ascolta
QUI)

3°: Francesco Renga – “La Tua Bellezza”
Quinta partecipazione per il cantautore bresciano, tra cui la vittoria nel 2005 con “Angelo”. In questa edizione porta una canzone in linea con i suoi temi e le sue sonorità, ma non riesce a raggiungere i primi 6 posti. Ha comunque il vanto di avere la canzone più passata per radio tra le 14 partecipanti. (Ascolta QUI)

2°: Arisa – “La notte”
Bella canzone di Arisa, che alla fine della kermesse musicale si aggiudica il secondo posto. Musica semplice e voce stupenda per una canzone dolce e malinconica. Dopo la sua terza partecipazione al Festival, possiamo dire che la ragazzina di “Sincerità” è  definitivamente maturata. (Ascolta QUI)

1°: Noemi – “Sono solo parole”
Canzone che approda sul podio grazie alla Golden Share, la rossa Noemi la interpreta in modo ineccepibile, soprattutto quando sale il tono. Al suo secondo Sanremo, si piazza ancora tra le primissime posizioni, dimostrando di essere uno dei rari casi in cui un artista uscito da un talent dura più di qualche mese se ha del talento vero. (Ascolta QUI)


Ed ecco la sorpresa: una nuova Top 5! Questa è stata stilata da Federica Palma, esperta di moda, e potete trovare il suo blog a
questo link. Ho invocato il suo aiuto per una speciale classifica, dedicata ai 5 look più sfavillanti visti sfilare sul palco dell’Ariston!

Dopo aver visto i numerosi ospiti al Festival di Sanremo di quest’anno, e dopo esserci rifatti gli occhi con i meravigliosi abiti, portati da donne bellissime, possiamo fare una classifica dei 5 vestiti più belli di questo festival!

Al 5° posto, troviamo la vincitrice del festival: Emma, nel suo abito nero, con mega spacco sul davanti, firmato Costume National.
È molto particolare l’abbinamento del corpetto in pelle fasciante, con la gonna che fa molto “ballo scolastico” e le scarpe (sembrano un po’ ciabatte?).
Il suo è un look un po’ punk, un po’ rock e un po’ femme fatale, è un misto che può piacere o meno, tuttavia su di lei, ci piace!

Al 4° posto, c’è la dolce Noemi, in uno splendido abito blu elettrico firmato Enrico Coveri.
Il blu quest’anno è un colore che va molto, e in contrasto con i capelli rossi sta anche bene.
Gli orecchini sullo stesso tono, sono bellissimi.
Il sandalo rosso, forse non è molto azzeccato, ma senz’altro richiama il colore della folta chioma!
E cosa le si può dire?


Al
3° posto la splendida Nina Zilli, con un lungo abito strech firmato Vivienne Westwood, ancora una volta nei toni del blu.
È un azzardo, per le sue morbide forme, ma le dona tantissimo. Brava!

Al 2° posto la più discussa di tutte, Belen Rodriguez. L’abito di Fausto Pugliesi, era meraviglioso, ma più di questo, ciò che ha fatto parlare molto è stata l’apparente assenza delle mutandine della showgirl argentina. Gli abiti portati da Belen erano favolosi, questo è forse il più spiritoso ed audace.

Al primo posto infine la bellissima Ivana Mrazova, che indossa un favoloso abito di Fausto Sarli. Per la prima uscita la bella ceca ha indossato un abito in velo trasparente, con fodera color carne nella parte superiore, interamente ricoperto da una fantasia floreale nera, cucita a mano, arricchita da strass. Il nude look era davvero elegante e per niente volgare. Ivana ha abbinato all’abito un paio di sandali ricoperti di strass, un collier con perle in oro e ciondolo a forma di luna in diamanti, di Pasquale Bruni, e una pettinatura molto naturale.

Top 5 OMG Moment

Ci siamo lasciati alle spalle un anno e siamo appena entrati in un altro, e quale modo migliore di iniziarlo se non con una Top 5? Il classico dei classici per un blog, e qui sul TARDIS siamo al terzo (qui trovate e ). E se la classifica vede i primi cinque momenti telefilmici che ti hanno fatto rizzare i capelli, che ti hanno fatto saltare sulla sedia, che ti hanno lasciato a bocca aperta…insomma, che ti hanno fatto esclamare “OH MY GOD!” davanti al televisore (o al computer, se guardate le serie in streaming), non può che essere il miglior augurio che posso farvi per questo 2012!

5°: Morgan è il nuovo Intersect
Avere un super computer nel cervello con tutti i segreti della C.I.A., tutte le mosse di arti marziali e qualsiasi altra cosa venga utile per lo spionaggio non è facile, ma se tutto questo capitasse al tuo amico imbranato la questione diventa quasi paradossale! Chissà come se la caverà Chuck, intanto potete vedere com’è avvenuto il fattaccio QUI.

4°: H.G. Wells è una donna
O meglio, la sorella di H. G. Wells usava il suo nome per scrivere tutti i racconti di fantascienza, che, come la serie Warehouse 13 dimostra, non erano poi così tanto fantascientifici. Se poi è una gran bel pezzo di donna, tanto di guadagnato! Potete vederla in uno stralcio di puntata QUI.

3°: Raj va a letto con Penny
Cosa può combinare l’alcool… Di certo Penny non pensava potesse ridursi a tanto, soprattutto che dopo quello che è successo Raj non riuscisse a parlarle ancora. Ma sarà davvero successo? Intanto potete gustarvi una delle scene più sconvolgenti di The Big Bang Theory QUI.

2°: Il Dottore incotra di nuovo Donna Noble
Probabilmente la scena di Doctor Who che più lascia senza parole, soprattutto per come si svolge: dopo più di un anno dal loro primo incontro, il Dottore e Donna si ritrovano faccia a faccia, o meglio, dai due lati di una stanza a parlare a gesti finchè… Per capire, meglio se date un’occhiata alla scena QUI.

1°: Telefonata di Marshall a Barney per lo schiaffo
A mio modo di vedere, la scena più esilarante, sorprendente e shockante di tutto How I Met Your Mother (quantomeno finchè non si scoprirà chi è la madre). A seguito di una scommessa, Marshall deve dare 5 schiaffi a Barney, e questo è il modo in cui Marshall annuncia all’amico quando arriverà lo schiaffo. Potete vederlo QUI.

High Fidelty

Ho esordito con la mia prima Top 5, e allora mi sembra giusto parlare di un film, o meglio, un libro della quale ne ha fatto la base per un grande successo.
Parlo di Alta Fedeltà, pellicola del 2000 di Stephen Frears con John Cusack protagonista e un contorno di personaggi recitati ad hoc. Ammetto che sono colpevole di non avere ancora letto l’omonimo romanzo di Nick Hornby scritto 5 anni prima e da cui è tratto il film. Cercherò di sopperire il prima possibile a questa mancanza, dato che l’autore inglese è probabilmente il mio autore preferito.

Per farvi un’idea della pellicola (e spero anche convincervi a vederla) ecco qua un riassunto di MYmovies.it, che lo giudica 3.77/5.

Rob Gordon, proprietario a Chicago del Championship Vinyl, anomalo negozio di dischi pop, è scaricato dall’amata Laura. L’abbandono lo porta a un bilancio dei suoi fallimenti sentimentali, e a crescere. Dal romanzo (1995) di Nick Hornby, sceneggiato in quattro tra cui J. Cusack, anche coproduttore. Strutturata su monologhi spiritosi e un po’ autolesionistici, detti dal protagonista guardando in macchina, l’aguzza e garbata commedia si sviluppa a 2 livelli: il negozio con i due maniacali amici-commessi (il calvo Louiso e il frenetico Black) e la sfilata, in flashback o al presente, delle Top Five, le cinque fanciulle che, secondo lui, gli hanno spezzato il cuore. Il film appartiene forse a Cusack, a Hornby e agli sceneggiatori più che a Frears che, però, contribuisce con la direzione degli attori, l’intelligenza dei tempi narrativi, l’attenzione ai particolari. Breve comparsa di Bruce Springsteen e cammeo di T. Robbins capellone. Musiche di Howard Shore e frammenti di 59 canzoni.