Archivi Blog

Sala d’attesa – #8

Sala d'attesaSiete seduti ad aspettare il vostro turno dal dentista e le riviste di gossip non vi esaltano? Dovete attendere che il meccanico ripari la vostra auto e sapete che è inutile sfogliare il giornale alla ricerca di auto usate perchè sai che non la cambierai? La coda in posta si è ridotta ad una partita infinita ai giochini sul cellulare?

Prenditi un break come si deve e leggi uno di questi 15 articoli! Assicurato al 100%, la noia non sarà più un problema.

REFERENDUM SI’ O NO?
Togliamoci subito il dente. Domani si vota (finalmente) per il referendum costituzionale, dove al popolo italiano viene chiesto se vogliono accettare o meno una serie di cambiamenti riguardanti il Senato, i referendum stessi e le competenze Stato-Regione. Se volete farvi un’idea chiara di cosa si andrà a votare, questa infografica vi sarà d’aiuto.

CATALOGO DEGLI EROI
Per trasferirci nel mondo calcistico, usiamo come trait d’union la Grecia, patria della democrazia. Ma a noi interessano i fondatori del calcio greco, fatto di eroi dalle differenti armi. Chi ha tattica sopraffina, chi ha una resistenza rocciosa, chi la mente di un generale. Ciò che li unisce è la terra natia ed il sangue sputato per difenderla sui prati verdi.

FEDERICO BUFFA E LO STATUTO DEL MILAN: FRAMMENTI DI STORIA
Il prossimo 14 dicembre a Milano, presso Aste Bolaffi, verrà messo in vendita lo statuto del Milan. E’ un documento unico, perchè tuttora non è data con precisione la data di fondazione del club rossonero. Ora è possibile avere un pezzo di ciò che diede vita ad uno dei club italiani più vincenti al mondo. E quale modo migliore per pubblicizzarlo se non con un racconto di Federico Buffa?

EREDE DI HOKUTO
Tra eroi e Milan, si inserisce un articolo di Crampi Sportivi che racconta l’ascesa di Alessio Romagnoli come uno dei migliori difensori italiani del futuro. Sotto le guide tecniche di Mihajlovic e Montella, sta mostrando una crescita significativa che lo sta incorniciando come il simbolo delle retroguardie rossonere e italiane per la prossima decade.

NON ASSOMIGLIO A NESSUNO
Altra analisi di crescita di un giocatore che sembra già alla terza fase della sua carriera, nonostante i 23 anni. Gianluca Caprari ha avuto un inizio promettente con la Roma, che poi ha dovuto distruggere e ricostruire in Serie B fino a tornare grande con il Pescara. Ora che è stato acquistato dall’Inter, come si evolverà la sua carriera?

CLASSICI: MILAN -INTER ’09
I due profili dei giovani calciatori ci porta direttamente al Derby della Madonnina. Prima di arrivare a quello di oggi, si torna indietro per rivedere lo 0-4 con cui i nerazzurri di Mourinho in odore di Triplete stesero un Milan sul viale del tramonto. Interessante il racconto da parte di un interista che ancora non aveva visto la partita.

CHI ESCE MEGLIO DAL DERBY?
Ci catapultiamo alla stracittadina di questa stagione, conclusasi con un 2-2 che non accontenta pienamente nessuna delle due squadre. Ultimo Uomo ci regala un’attenta analisi tattica, che spiega i primi accorgimenti fatti da Pioli alla guida dell’Inter e come il Milan di Montella abbia mancato l’occasione di capitalizzare l’alta conversione in rete dei tiri in porta.

PROSPETTIVA GASPERINI
Rimanendo sul tema di questo campionato, passiamo in rassegna la nuova esperienza di Gian Piero Gasperini. In molti credevano che lontano dal Genoa avrebbe continuato a non rendere, invece la sua Atalanta ha raggiunto i piani alti della Serie A ed ha lanciato un gran numero di giovani molto interessanti e già cercati sul mercato.

DIZIONARIO TATTICO: GEGENPRESSING
Cominciamo un excursus sulla tattica con la definizione di gegenpressing. Il termine, di origine tedesca, spiega il pressing portato da una squadra all’inizio dell’azione che può essere orientato sull’uomo, sul portatore di palla o sulle linee di passaggio. Se vi siete persi, è meglio se leggete questo articolo per cominciare.

IL GEGENPRESSING, SPIEGATO IN UN VIDEO
Per assimilare meglio i concetti legati al gegenpressing, è utile vedere i concetti espressi in un video. Questo pubblicato da Rivista Undici (tre minuti e mezzo di inglese non sottotitolato, so che anche i più timorosi di voi possono farcela) sintetizza bene il concetto e, soprattutto, l’applicazione tattica.

L’IMPORTANZA DI UN PRESSING ORGANIZZATO
Dalla teoria alla pratica, vediamo un ottimo esempio di gegenpressing e, più in generale, di un pressing  ben specifico. Il modello è la sfida di Bundesliga tra Bayer Leverkusen e Borussia Dortmund, con due delle squadre che fanno di questa tattica un vero e proprio credo calcistico.

DIZIONARIO TATTICO: GLI HALF-SPACES
Riprendiamo ad analizzare i nuovi termini del calcio giocato in questi anni con gli half-spaces, che sono un pò come la scoperta dell’acqua calda. La zona di mezzo tra il centro del campo e le fasce è sempre esistita, ma è solo negli ultimi anni che è diventata una vera e propria terra di conquista per quelle squadre alla ricerca della via per il gol.

DIZIONARIO TATTICO: LA SALIDA LAVOLPIANA
Con il precedente e con questo articolo, siete a metà strada per capire la tattica mostrata dalle squadre di Guardiola. La teoria completa sarebbe quasi impossibile da apprendere al completo, ma, se prima abbiamo capito come attaccano le squadre del tecnico spagnolo, ora capiremo come costruiscono l’azione dal basso.

ABBICCI’ – LA VERONICA
Dalla tattica alla tecnica: uno dei colpi di classe più riconosciuti sui campi da calcio e certamente più apprezzati. Uno degli interpreti più significativi di questi ultimi anni è certamente Zinedine Zidane, ma prima di lui anche Maradona l’ha utilizzata spesso. Rimane un dubbio: da dove deriva questo nome?

IL PROFESSORE
Chiudiamo questa collezione di articoli con uno su cui lasciare il cuore e, se siete particolarmente sensibili, anche qualche lacrima. Qui si parla di uno dei Signori del Calcio: non tanto di quelli che ne hanno fatto la storia con le loro gesta e le vittorie, ma coloro che hanno lasciato un segno nel gioco con l’amore che avevano per lo stesso. Signore e signori: Franco Scoglio.

10, 100, 1000 nomi. Un solo Zanetti

La prima volta che l’ho visto in campo era la mia prima partita allo stadio: San Siro, 27 ottobre 1996, l’Inter sconfisse in casa 3-1 un Parma temerario. Per i gialloblu segna El Valdanito, quell’Hernan Crespo che segna il suo primo goal in Serie A e 6 anni più tardi vestirà il nerazzurro. Per la Beneamata doppietta di Zamorano e lui. Javier Adelmar Zanetti.
In quell’incontro si è conquistato il primo soprannome col quale ho iniziato a identificarlo. Zanna Bianca correva, si dannava e si buttava su qualsiasi pallone gli passava davanti, vecchio concetto calcistico di herreriana memoria.
Era da più di un anno che si trovava a Milano. L’adolescenza passata ad Avellaneda sui campi di calcio di Independiente e Talleres, interrotti da un anno di problemi fisici a dare una mano a quel padre muratore che fa di tutto per dare speranza alla carriera calcistica del figlio e a tutta la famiglia. Il sacrificio evidentemente scorre nelle vene dei Zanetti. La grande occasione arriva nel 1993, quando viene chiamato dal Banfield. E’ con i biancoverdi che mette in mostra il suo potenziale: corsa infinita, dribbling serrato e ubriacante e fame, tanta fame.
Sbarca due anni più tardi in Italia dall’Argentina insieme a Sebastian Rambert, grande promessa offensiva acquistata dal Independiente. Lui, un gregario buono a correre e recuperare palloni, insieme alla futura stella della Serie A. Sappiamo tutti come andò a finire.

 

Zanetti Inter nuovo acquisto

 

La penultima volta che l’ho visto ero fuori dalla Pinetina: una foto e un’autografo con lui erano il regalo per un mio amico, suo idolo da quando ha memoria del calcio. Siamo ragazzi degli anni 2000, cresciuti a pane e Winning Eleven, e i videogiochi mi hanno suggerito per lui il soprannome successivo.
Il mio amico prendeva solo l’Inter e in qualsiasi condizione si trovava, lui era in campo. Passavano pochi minuti e prendeva palla dalla sua trequarti. Salta un uomo, ne salta un altro, resiste a una scivolata, scarta un altro uomo, tiro dal limite dell’area e rete! Passavano altri tre minuti, stessa serpentina e doppietta. Non lo buttavi giù, non lo potevi fermare. Zanna Bianca è diventato Iron Man.
Fino al 28 aprile 2013 Javier Zanetti era come Tony Stark dentro la sua armatura: fisico roccioso, sprint incredibili e carisma da vendere. Le sue cosce sembrano due fusti di birra. Stan Lee e compagni, quando hanno creato l’uomo d’acciaio per la Marvel, non potevano immaginare che qualcuno in carne ed ossa potesse superare quell’ideale: acciaio nel fisico, acciaio nella mente.
Il primo trofeo è arrivato nel 1998 a Parigi, Coppa Uefa conquistata con un 3-0 sulla Lazio. Tabellino marcatori: Ronaldo, ancora Zamorano, e ancora Zanetti, con un’esultanza ad occhi spalancati dalla gioia. Dopo questa felice parentesi, il nulla per 7 anni. Qui Iron Man si tempra, con anni di sacrifici, corse, dribbling. Tanti cambi di ruolo, tantissimi cambi di allenatore, mai una panchina. A chiunque venisse ad allenare l’Inter appariva chiaro come il sole che lui fosse la molla della squadra, l’uomo che ti è sempre affianco. Stai festeggiando un goal? Lui è lì a festeggiare. Hai appena sbagliato? Lui è lì a tranquillizarti e a dirti come rimediare. Hai appena ricevuto un fallo contro? Lui è lì a sostenerti con l’arbitro e a prendere la situazione in mano. L’armatura aumenta di resistenza, di stagione in stagione, finchè non è anche il suo turno di alzare trofei. Dal 2004 al 2011 sono 15 quelli mostrati al cielo: 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions League e 1 Mondiale per Club. La stagione migliore la 2009-2010, senza ombra di dubbio: quel Triplete a firma Mourinho che ha permesso a Zanetti di alzare ben tre trofei in meno di un mese, con la coppa dalle grandi orecchie nel cielo di Madrid, ancora con gli stessi occhi spalancati di 12 anni prima.
Dopo questa striscia vincente incredibile Zanetti, così come tutta l’Inter, perde un pò di colpi. La corsa e il dribbling ci sono sempre, però fa sempre più fatica a rimanere in campo per 90 minuti ad alto livello. Nonostante questo, ormai sembra assicurato per lui un meritato buen retiro.
Ma arrivò, quel maledetto 28 aprile.

 

Inter Champions League Zanetti

 

L’ultima volta che l’ho visto in campo è stato ieri sera. San Siro è una bolgia fatta eccezione per la Curva Nord, assente per squalifica. Ad essere onesti, la differenza non si percepisce. Dall’inizio dell’incontro è un continuo inneggiare a Zanetti fino al suo ingresso in campo al 52′, quando prende il posto di Jonathan ed entra direttamente con la fascia da capitano. Come se ci fosse nato con quel pezzo di stoffa intorno al braccio. Ogni tocco di palla è un applauso scrosciante, la fatica nel recuperare la posizione si vede, ma appena riceve la palla sulla fascia lo spunto, lo sprint, il dribbling sono esattamente quelli di 19 anni fa, quando debuttava con la maglia nerazzurra. Finisce la partita, Lazio battuta 4-1 e scoppia la festa. Maglia numero 4 gigante in mezzo al campo, passerella di staff e compagni di squadra e accoglienza da pelle d’oca al centro del campo insieme alla famiglia. Microfono in mano e parole d’amore per la maglia e per tutti coloro che l’hanno accompagnato in quella che è a conti fatti la prima parte della sua carriera all’Inter. Poi giro di campo a raccogliere gli applausi del pubblico e la gioia dei compagni.
E’ passato poco più di un anno dalla rottura del tendine d’Achille sinistro, 6 mesi dal rientro in campo. Con Mazzarri ha trovato poco spazio in campo, spesso è partito dalla panchina, ma è riuscito comunque a rimettere piede in campo. Con un infortunio come il suo, a 40 anni, chiunque avrebbe appeso gli scarpini al chiodo: Zanetti, da vero Capitano, ha voluto esserci per un’ultima stagione con i suoi uomini e condurli per mano a questo nuovo inizio per l’Inter.
Lascia Moratti, entra Thohir, lui resta sempre al centro della storia nerazzurra: l’annuncio del ritiro è arrivato, così come l’intenzione di farlo rimanere in società. Il nuovo presidente è stato giusto e chiaro: “Il capitano sarà parte del club, studierà inglese, come un manager: deve imparare“. Sappiamo già che non ci sarà alcun problema per Zanetti. Così come ha affrontato la sua carriera da calciatore, affronterà anche quella da dirigente: tanta grinta, tanto impegno, tanta fame.
Ormai sono lontani i tempi in cui dava i primi calci nella periferia di Buenos Aires. Pupi è cresciuto. El Tractor non sarà più sul campo a macinare chilometri. E’ tempo di rimettere gli scarpini coi tacchetti nell’armadio e lustrare i mocassini.
Sono certo che, trovandoci a Milano, ci metterà poco a passare da Capitano a Capo.

 

Zanetti Inter festeggiamenti

 

Alla fine questi nomi hanno poca importanza. Pupi, El Tractor, Zanna Bianca, Iron Man, il Capitano. Chiamatelo come volete.
Lui sarà sempre con il numero 4.
Javier.
Adelmar.
ZANETTI.

 

Javier Zanetti Inter Lazio 2014