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Sala d’attesa – #12

Sala d'attesaSiete seduti ad aspettare il vostro turno dal dentista e le riviste di gossip non vi esaltano? Dovete attendere che il meccanico ripari la vostra auto e sapete che è inutile sfogliare il giornale alla ricerca di auto usate perchè sai che non la cambierai? La coda in posta si è ridotta ad una partita infinita ai giochini sul cellulare?

Prenditi un break come si deve e leggi uno di questi 15 articoli! Assicurato al 100%, la noia non sarà più un problema.

NON SOLO LA BELLA E LA BESTIA: DA CRUDELIA ALLA SIRENETTA ECCO TUTTI I REMAKE DISNEY CHE VEDREMO
L’uscita in questi giorni de “La Bella e la Bestia”, traduzione in live-action del successo Disney in cartone animato, sarà l’apripista che molti film nei prossimi mesi seguiranno lo stesso percorso. Già in cantiere, tra i tanti titoli, c’è la trasposizione di Mulan ed un nuovo capitolo di Mary Poppins.

SUPER RISARCIMENTO ALLA DISNEY PER LA MORTE DI CARRIE FISHER
Appassionati di cinema e di fantascienza sono rimasti colpiti dalla scomparsa dell’attrice americana, nel periodo in cui era ancora davanti alla camera da presa per girare il nuovo capitolo di Star Wars. Quello che sconvolge sono però i 50 milioni che la Disney incasserà dalla sua dipartita, frutto di un’assicurazione stipulata prima delle riprese.

LA LOGICA DEGLI OPPOSTI
Il pazzo mondo del calcio regala anche derby come quello tra MK Dons e Wimbledon. La prima nata dalle ceneri della seconda, che negli anni è stata riformata e portata in alto dai tifosi. Una faida degna delle migliori viste al cinema: il paragone con Impero e Alleanza Ribelle di Star Wars non è sprecato.

NAGELSMANN IL SECCHIONE
Quest’anno la Bundesliga sta riservando molte sorprese, come l’Hoffenheim di Julian Nagelsmann. Un 29enne che difficilmente vedrete accostato a Messi e Cristiano Ronaldo, perchè del club tedesco lui ne è l’allenatore. Un giovane calciatore vessato dagli infortuni trasformato in uno dei tecnici rivelazione di questa stagione.

YOURI DJORKAEFF: UOMO E CALCIATORE
Più volte l’ho detto su questo blog: se c’è un momento in cui ho capito che il calcio sarebbe stato parte della mia vita per sempre è stato quando ho visto la rete di Djorkaeff contro la Roma. Questo articolo del Ultimo Uomo ne dipinge i contorni di una carriera mai vincente quanto avrebbe potuto essere.

I TESORI NASCOSTI DELLA VECCHIA SERIE C
Rimpiazzata ormai dal 2014 dalla Lega Pro, la Serie C era quel conglomerato di squadre tra nobili decadute e province sconfinate. Molte squadre sono rimaste nel cuore degli appassionati e Crampi Sportivi ne stila una classifica per eleggere quella rimasta nel cuore dei tifosi anni ’90.

CHIEDI CHI ERA PASCUTTI
I veri campioni attraversano le generazioni, anche quando si trattano di figure che hanno fatto la storia in club senza alta notorietà. Ma a Bologna non hanno dubbi quando si parla di Ezio Pascutti: attaccanti migliori di lui ancora non hanno vestito la maglia rossoblu.

ASPETTANDO GABIGOL
Aspettarlo lo si è aspettato, e nel frattempo ha fatto pure il suo primo goal in Serie A, in casa del Bologna (come un certo Ronaldo). L’attesa però continua, perchè una rete non è sufficiente per dire che Gabriel Barbosa è arrivato nel campionato italiano. Quattro firme di Rivista Undici provano a capire quando arriverà il momento del brasiliano.

10 NUOVI TALENTI SUDAMERICANI DA TENERE D’OCCHIO
Il Sudamerica è una terra ricca di talenti calcistici, anche escludendo Brasile e Argentina. Ultimo Uomo raccoglie dieci dei migliori prospetti che nei prossimi anni potrebbero trovare spazio nel calcio che conta e far sentire il loro nome in giro per il mondo.

EDUCAZIONE SENTIMENTALE NIPPONICA
Il Campionato Mondiale per Club è la migliore competizione dove attendersi delle sorprese. Ci si aspetta un dominio sconfinato dei club europei, e invece spesso anche per loro non è una passeggiata. Ne sa qualcosa il Real Madrid, che quest’anno ha sudato la vittoria ai supplementari contro il Kashima Antlers, a cui questo non è bastato.

THE ARTIST
Se il calcio di oggi è costellato di stelle e stellette, quello che era di scena più di 50 anni fa era popolato da personaggi che definire pittoreschi è riduttivo. La storia di René Vignal, portiere francese che ha interrotto la sua carriera prima dei trent’anni ma ha vissuto una vita travolgente.

IL CATANZARO DEI MIRACOLI
Lo sapevate che il Catanzaro ha vinto lo Scudetto nel 1980? E aveva anche molti stranieri, molti più di quanti ne ricordiate. Se state controllando Wikipedia e vi risulta che sia stata l’Inter a conquistare il tricolore, è perchè non conoscete la vecchia Fiat 125 che viaggia nel tempo.

LA COMUNITA’ CHE CELEBRA UN FILM MAI ESISTITO
Maccio Capatonda direbbe che “esistono film che non esistono” e un nutrito gruppo sostiene proprio questa tesi. Sono convinti che negli anni ’90 sia uscito una pellicola intitolata “Shazaam”, interpretata da un attore comico che giura di non aver mai partecipato ad un film del genere.

DIECI FUMETTI CHE ASPETTIAMO NEL 2017
Per gli appassionati di fumetti qua c’è una bella lista da consultare per trovare qualche titolo interessante. Quello che ha attratto la mia attenzione è “The Wicked + The Divine” (Bao Publishing): dodici individui sono reincarnazioni di altrettante divinità, da cui avranno adorazione e potere. Ma sono destinati a morire entro 2 anni.

BREVE INTRODUZIONE A LEAGUE OF LEGENDS
E’ uno degli e-sports che si sta ritagliando più spazio di tutti nella scena e che di anno in anno cresce esponenzialmente in ogni parte del globo. Tanto da convincere Ultimo Uomo a parlarne e spiegare come l’oligarchia di Stati Uniti, Cina e Corea del Sud sta per essere scardinata da giocatori di tutto il resto del mondo.

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Cover of the Week #2 – “Only Girl” di Ellie Goulding

Secondo appuntamento per il Cover of the Week, rubrichetta settimanale dove potrete ascoltare buone canzoni rifatte da buoni artisti.
Se non state capendo niente, siete ancora in tempo per recuperare il CotW#1.

Ellie Goulding Rihanna

La scelta di questa settimana ricade su una canzone recente molto famosa, “Only Girl” di Rihanna, ricantata da Ellie Goulding e con un accompagnamento musicale talmente emozionante da mettere i brividi.
Come la scorsa volta, cliccando sui nomi degli artisti potrete dare una lettura alle loro pagine Wikipedia. Ma come la scorsa volta, siete delle brutte persone.
Brutte brutte persone.

 

Ed ecco finalmente la cover! Buon ascolto.

 

Cover of the Week #1 – “Rolling In The Deep” dei Linkin Park

Dopo un pò di esperimenti, credo sia ora di dare un pò di regolarità a questo blog.

Ci sarebbero molte cose di cui parlare, ma non ho mai amato complicarmi la vita. Per cui vado sul sicuro e mi dò alle cover!
Per chi non fosse pratico, Wikipedia dice che “nella terminologia della musica leggera (principalmente pop e rock), una cover è la reinterpretazione o il rifacimento di un brano musicale – da altri interpretato e pubblicato in precedenza – da parte di qualcuno che non ne è l’interprete originale“.
Ovviamente non sarò io a realizzarle (la mia abilità si limita a battere il piedino a tempo quando sento la musica), ma sarà una raccolta di canzoni più o meno famose rifatte da artisti o band più o meno famose. Lo scopo è di farvi conoscere allo stesso tempo nuovi brani e nuovi interpreti, o magari farveli scoprire sotto una nuova luce.

 

Linkin Park Adele

Essendo una nuova rubrica con la quale devo attirare un pò di visite (che dopo lo scrivere le proprie opinioni è il secondo scopo di un blog), si punta subito in alto e l’esordio è affidato ai Linkin Park e la loro versione di “Rolling In The Deep” di Adele, canzone che l’ha affermata a livello mondiale.
Se non sapete chi sono nè gli uni nè l’altra siete brutte persone, ma per fortuna se cliccate sui loro nomi potete trovare il link alla loro biografia.

Ma soprattutto potete ascoltare la cover qui sotto. Buon ascolto!

Yeezus è qui tra noi

kanye-westIl gioco di parole è doveroso, dato il titolo dell’album.

Si parla dell’ultimo lavoro di Kanye West, album dalle sonorità decisamente elettroniche. A distanza di quasi tre anni da My Beautiful Dark Twisted Fantasy, disco totalmente autoprodotto, esce questo cd (anche in digitale) nel quale il rapper di Chicago si fa accompagnare da alcuni dei migliori produttori in circolazione, tra cui spiccano decisamente i Daft Punk, protagonisti in 4 delle 10 tracce del disco. Si affiancano pure collaborazioni importanti, come quelle di Kid Cudi e Charlie Wilson.
Sonorità elettroniche, ma che in realtà, come ci ha abituato Kanye, abbracciano un vasto panorama musicale. E’ un hip hop sperimentale “ostile, abrasivo e volutamente scostante” (non chiedetemi perchè, ho fatto copia-incolla da una citazione di Wikipedia!), che in sostanza dice la stessa cosa dell’album precedente: West con le produzioni fa quel cavolo che gli pare, e lo fa maledettamente bene.
Per i testi la stessa storia: scrive di quello che vive, ma anche questo gli riesce decisamente bene.

Come al solito, Kanye fa le cose in grande, e prima dell’uscita del disco l’ha pubblicizzato con proiezioni in decine di città diverse (tra cui anche Milano) su vari edifici, dove presentava la canzone “New Slaves“.
Per acquistare il cd, oltre alla copia fisica, c’è anche quella digitale con link diretto dal sito dell’artista.  Per avere un ascolto selezionato dal sottoscritto, potete sentire qui una traccia del disco. Tra le 10, quella che incarna appieno lo spirito di Kanye West e di Yeezus per me è “Blood On The Leaves” (con una campionatura di Nina Simone, che fa sempre la sua porca figura).

Diventeremo tutti cretini digitali – Come cambia la mente ai tempi del web

Faccio copia e incolla di questo articolo del Metro (originale qui) in cui, tramite un intervista, viene resa brillantemente l’idea della situazione su cui verte in questo periodo il web e soprattutto coloro che lo frequentano. Per quanto mi riguarda concordo con l’intervistato su tutti i punti trattati, ed è per questo che voglio condividerla con voi. 

Computer-insurance-Should-you-buy-itLo scrittore americano Gary Shteyngart in “Storia di amore supertriste” descrive un futuro prossimo in cui i libri sono vintage, tutti vivono connessi e bombardati dagli stimoli emotivi e commerciali dei loro smartphone e gadget tecnologici, la privacy è dissolta e l’identità scomposta nelle relazioni virtuali. Un incubo per qualcuno, una realtà per i cosiddetti nativi digitali, che sta cambiando  il nostro modo di vivere e di pensare e forse non in meglio. Lo temono in molti: Shaheed Nick Mohammed, professore di comunicazione negli Usa ha da poco pubblicato “L’era della (dis)informazione: la persistenza dell’ignoranza per molti”: “Con un uso sempre maggiore di computer e smartphone, le persone affrontano un sovraccarico di informazioni, con conseguente aumento di disinformazione collettiva”. Lo dice da tempo il linguista Raffaele Simone che nel 2000 con il libro “La terza fase. Forme di sapere che stiamo perdendo” lanciò l’allarme e si attirò critiche di passatista. Oggi smussa i toni ma non rinuncia all’analisi spietata nel suo “Presi dalla Rete” (Garzanti).
Professore,  stiamo diventando stupidi ?
Qualche studioso lo pensa, ma a me preme sottolineare che la rete è una straordinaria acquisizione ma va governata.
Cos’è che con l’avvento della Mediasfera, come la chiama lei, non sappiamo più fare?
Alcune attività importanti per secoli sono mutate, per esempio leggere e scrivere. Ci siamo abituati a testi brevi, la concentrazione è dissolta e questo cambia anche la memoria. Rivelatore è il modo in cui gli studenti fanno le tesi di laurea: avviano il motore di ricerca, scandagliano la rete con il copia  incolla, senza verificare le fonti. Ormai esistono dei software, non in italiano, che permettono ai professori di scannerizzare i testi e individuare le parti scopiazzate.
Ma non stiamo guadagnando nulla?
Stiamo guadagnando in velocità delle operazioni e ampiezza dei riferimenti a cui possiamo accedere. Anch’io me ne compiaccio perché posso leggere articoli di tutto il mondo, avere libri gratis in tutte le lingue, fare un corso di cinese on line, conoscere uno che sta in Nuova Zelanda. Tutto ciò però è bilanciato dal fatto che in questa vastità rischiamo di perderci. Si perde il concetto di autorevolezza  e di garanzia delle fonti. Un esempio è wikipedia: uno strumento straordinario ma dove ognuno, in forma anonima può postare quello che vuole, nessuna informazione è garantita da nessuno.   Nel sistema classico garantivano l’autore e l’editore.
Non crede alla rete che si autocorregge perché a controllare non è uno ma tanti?
La base  fatta da persone differenziate non è in grado di esercitare un controllo sulle informazioni  ma solo di metterle in movimento.
Lei dice: l’autore non c’è più, è  un male?
Penso di sì. Le voci in rete non sono firmate, nascono le opere collettive che si modificano con l’apporto di più interventi. Guardi alla possibilità che molti siti danno: commenti dove si può dire quello che si vuole, alla fine spesso sono discariche di pensieri. Sparisce l’idea della responsabilità.
La rete però ha avuto un ruolo importante in fenomeni democratici.
L’idea è che tramite la rete tutti siano liberi di dire tutto e che questo accresca la nostra libertà ma non ne sono così sicuro. I movimenti democratici hanno bisogno di responsabili riconoscibili, di programmi, di strutture. In questo caso si elimina l’idea di capo, almeno visibile, anche se poi magari è occulto. Gli indignatos sono movimenti di agitazione e non di proposta articolata e di programma. Tutta questa libertà senza strutture serve poco. La pura agitazione è un’llusione senza direzione.
La scuola come può affrontare questi cambiamenti?
Oscilla tra due poli: o si chiude e tiene fuori il mondo della Rete come se non esistesse. Oppure fa il contrario e introduce l’iPad come la soluzione di tutti i problemi, una dottrina che ha preso piede anche al ministero. Io credo che la cultura digitale debba entrare nella scuola  ma in modo critico.

(Paola Rizzi)

E voi come la pensate? Concordate su questa visione del mondo di internet?

Logos March Madness – Round 1

Non so quanti di voi conoscano la March Madness, nemmeno quanti sappiano cosa sia la NCAA. Per fugare ogni questione, ecco qui la spiegazione (appoggiandomi sempre sul solito Wikipedia):

“Il campionato di pallacanestro NCAA Division I, al quale partecipano oltre 300 atenei statunitensi, è il più alto livello del basket collegiale d’oltreoceano. Il numero varia, in quanto ogni anno nuove università vengono promosse a questo livello o declassate.
Le squadre che partecipano alla Division I della pallacanestro sono raggruppate in 32 conference (leghe formate da un numero variabile di squadre, di solito da 8 a 16). Le Conference non vengono stabilite dalla NCAA ma sono leghe indipendenti formate con accordi e contratti fra le singole università.
Per stabilire il team campione ogni anno dal 1939, durante il mese di marzo viene disputato il torneo NCAA con la formula a tabellone tennistico ad eliminazione diretta in campo neutro. Il numero delle squadre invitate a farvi parte è cresciuto negli anni, ad oggi sono 65, le 32 vincitrici delle rispettive conference più 33 invitate in base ai meriti sportivi conseguiti durante il campionato. Il Torneo NCAA si svolge durante tre weekend a cavallo fra marzo e aprile (la cosiddetta “March Madness”).”

Dato che di basket collegiale non ci capisco una mazza e non posso fare come tutti, pronosticando il vincitore del torneo, sfrutto il tabellone per qualcosa di cui ne capisco un pò di più. Sfruttando il tabellone, farò una Logos March Madness, ovvero una sfida tra i loghi delle squadre NCAA per decretare il migliore. Ovviamente le scelte sono totalmente personali e soggettive, non intendo dare nessun giudizio oggettivo, dato che sceglierò con l’occhio dell’appassionato, non del grafico.
All’inizio di ogni post ci sarà il tabellone aggiornato con gli ultimi “incontri”.

Cominciamo questo torneo con il Round 1, i quattro preliminari che definiranno del tutto le 64 finaliste.

Sembrerà assurdo, ma in questo caso preferisco l’asciugamano al diavolo. Il logo dei Delta Devils è troppo particolareggiato, fa molto anni ’90 e abbastanza indietro nel tempo, soprattutto la combinazione di colori non è ben combinata. In compenso gli Hilltoppers hanno un logo molto semplice e dalla grafica accattivante. E per questo passano il turno.

Già a prima vista potreste intuire quale potrebbe essere la mia scelta. Il logo dei Gaels è troppo semplice, oltre al fatto che l’uomo col bastone non riesce a spiegare il significato del nome. Per quanto riguarda i Cougars, il logo esprime molta energia, con una grafica accattivante. Passano loro il turno.

Due loghi molto classici e anche molto semplici. Quello dei Catamounts è veramente essenziale, ma la combinazione tra la V verde e il puma è veramente efficace, con anche i colori che si sposano a dovere. Per i Cardinals pure è molto semplice, ma il cerchio nero stona un pò con il resto, e anche i font per le scritte non sono il massimo. Il Round 1 va a Vermont.

Questa sfida è la più tosta tra le quattro. Sono loghi molto diversi, ma entrambi ben caratterizzati ed efficaci. Quello dei Bulls è in una forma un pò insolita per gli standard americani, ma comunque efficace nella sua combinazione tra simbolo e scritta. Il logo dei Golden Bears invece è molto classico, una semplice scritta blu orlata di oro. Questa semplicità gli vale il passaggio del turno.

Top 5 – Loghi NFL

Stasera (qua è notte fonda) in America si giocherà il Super Bowl XLVI, la 46° edizione dell’evento sportivo americano per eccellenza. Quest’anno si terrà ad Indianapolis, capitale dell’Indiana, e ci sarà la sfida tra New York Giants contro New England Patriots. Se i primi sono la sorpresa del torneo, gli altri sono ormai da anni abbonati alla zona Playoff.
Dato questo evento, perchè non stilare una classifica dei 5 loghi più belli della lega? Tra le 32 squadre della National Football League ce ne sono molte con una ricca storia, mentre altre dal recente passato, ma sempre con le loro uniche caratteristiche che rendono una franchigia ben distinta dalle altre. Ovviamente la classifica è personale e voi potete dire le vostre opinioni e le vostre preferenze commentando qui sotto.

5°: Atlanta Falcons (2003)
La squadra della capitale della Georgia ha partecipato solo una volta alla finalissima del campionato. Il suo logo, rappresentante un falco, guadagna un sacco di punti solo per il fatto che il falco stesso forma la lettera F. Oltre a questo, è il disegno in sè e la combinazione di colori che fanno entrare questo logo in classifica. Utilizza questa versione dal 2003, mentre la franchigia esiste dal 1966.

4°: Miami Dolphins (1997)
I delfini più famosi al mondo devono buona parte della loro fama internazionale anche a “Ace Ventura”, il film con Jim Carrey nei panni dell’acchiappanimali più pazzo del mondo. Così pazzo da dover addirittura recuperare la mascotte della squadra della Florida. Il loro logo invece è iconico: un delfino con l’elmetto bianco. Negli anni solo qualche ammodernamento della silhouette del delfino, qui raffigurato nella versione Alternate.

3°: Carolina Panthers (2012)
Nonostante sia una delle franchigie più giovani della lega (nata nel 1995) ha già partecipato a un  Super Bowl, perso proprio contro i Patriots nel 2004. Ha sede a Charlotte, nel North Carolina, e la combinazione tra nero, argento e blu pantera (non l’ho inventato io, Wikipedia dice che esiste questo colore) e il restyling più accattivante fatto quest’anno fanno del loro logo il terzo di questa classifica.

2°: Pittsburgh Steelers (2002)
Presente sin dal lontano 1933 all’interno della NFL, gli Steelers sono la franchigia più vincente di tutta la lega, con 6 vittorie in 8 finali disputate. Ciò che rende il suo logo davvero speciale è la semplicità: un cerchio con all’interno il nome della squadra tre “scintille”. Il logo in realtà era di proprietà di una acciaieria della città e dal 1969 è pure quello ufficiale dei gialloneri.

1°: Chicago Bears (1974)
La leggenda fatta logo. I Bears, insieme agli Arizona Cardinals fondatori della lega nel 1920, sono una delle franchigie più popolari e conosciute al mondo, nonostante abbiano partecipato solo a due Super Bowl, di cui solo uno vinto (contro i Patriots). Il loro logo si potrebbe affiancare a quello dei grandi marchi delle multinazionali, perchè riconoscibilissimo ovunque: una C arancione con un ciuffo al lato e bordato di bianco e blu.

Bangarang

Skrillex BangarangE’ uscito negli ultimi giorni dell’anno (23 dicembre) , ma l’ultimo disco di Skrillex merita sicuramente un posto d’onore tra i migliori di musica elettronica del 2011. In “Bangarang” c’è un pò di tutto: ritmi calzanti, pezzi puramente dubstep e melodie più leggere, ma soprattutto grandi collaborazioni, su tutte quella con i The Doors per il pezzo “Breakin’ a Sweat“.

Se vi state ancora chiedendo “ma chi è ‘sto Skrillex?“, ecco qualche informazione da Wikipedia.
Sonny John Moore, anche conosciuto come Skrillex (Los Angeles, 15 gennaio 1988), è un disc jockey e produttore discografico statunitense. Nel tardo autunno del 2007 si imbarcò sul suo primo tour come solista, il Team Sleep Tour con i Team Sleep, gli Strata, e i Monster in the Machine. Dopo aver cambiato stile di musica, Moore girò il Nord America con l’ “Alternative Press Tour”, supportando band come All Time Low e The Rocket Summer, e apparse nella copertina del Alternative Press Magazine’s annual 100 Bands You Need to Know. Nel Giugno 2008, Moore produsse il suo album di debutto, chiamato “Bells“. Recentemente (25 Ottobre 2010) ha rilasciato l’album “Scary Monsters and Nice Sprites“, l’album di Skrillex che ha riscosso maggiore successo rispetto agli altri.”

Vi consiglio di dare un ascolto anche all’album precedente, intanto potete ascoltarvi quella che secondo me è la miglior canzone di “Bangarang“. Si tratta di “Summit“, nella quale c’è il featuring di Ellie Goulding (di cui ho già parlato qui).

Last of the Time Lords

Disegno che ritrae l'11° Dottore (Matt Smith) col suo cacciavite sonico.

Dopo la breve parentesi che mi sono concesso con l’ultimo post (tra l’altro non sono nemmeno andato a Inter – Chievo -.-‘ ), rientro sui binari e vi parlo di chi è il Dottore.

Il Dottore è il protagonista della serie televisiva britannica “Doctor Who“, la più longeva fra quelle fantascientifiche, con una permanenza sugli schermi che dura dal 1963, con una interruzione tra il 1989 e il 2005.
Per spiegarvi bene il personaggio del Dottore, faccio di nuovo affidamento a Wikipedia:

“Il misterioso Dottore è un extraterrestre, un Signore del Tempo, presunto ultimo superstite del pianeta Gallifrey, che compie viaggi spazio-temporali a bordo del TARDIS.
I Signori del Tempo assomigliano molto agli esseri umani, ma la loro fisiologia differisce in alcuni aspetti chiave: il Dottore ha due cuori, un sistema respiratorio di esclusione che gli permette di respirare senza aria e una temperatura corporea interna di 15-16 gradi centigradi. Ha inoltre una resistenza agli effetti temporali, così come alcune abilità telepatiche.
Periodicamente, allo scadere del suo ciclo vitale o in caso di morte violenta, si rigenerano in un nuovo corpo per un massimo di dodici rigenerazioni. Al momento il Dottore si trova nella sua undicesima incarnazione, avendo subito dieci rigenerazioni, avvenute per cause naturali (dal primo al secondo dottore) o accidentali (dal terzo all’undicesimo).”

Bel personaggino eh? Questo è uno dei motivi che mi ha convinto a seguire la serie, oltre al fatto che ogni puntata si svolge in un luogo e tempo diverso, passando dalla distruzione di Pompei nel 79 d.C. a una Gran Bretagna del 29° secolo fluttuante nello spazio. E anche la presenza di uno o più compagni di viaggio terrestri, spesso femminili, che riescono ad animare ancora di più la situazione, come se i nuovi o vecchi nemici che si ritrova ad affrontare il Dottore in ogni episodio non fossero abbastanza! Ma tanto il Dottore, con il suo cacciavite sonico, risolverà sempre (o quasi) la situazione!

Time And Relative Dimension In Space

TARDIS Doctor WhoSe qualcuno non sa cosa voglia dire il nome del blog, vada a leggersi le Info! Se non c’ha sbatti, può pure continuare a leggere questo post.

Per facilitarmi il compito, prendo in prestito la definizione di Wikipedia:
“Il TARDIS (Time And Relative Dimension In Space, ovvero “tempo e relativa dimensione nello spazio”, volutamente ambiguo) è il veicolo del Dottore e costituisce una delle tante creazioni dei Signori del Tempo, razza di cui l’ultimo esponente è il Dottore. Il TARDIS però non è una macchina, non completamente almeno: il Dottore infatti afferma che i TARDIS venivano “allevati”, ed in più si parla del fatto che il TARDIS abbia una “propria volontà”. Il TARDIS ha la capacità di viaggiare in qualunque epoca e luogo. È il veicolo e l’abitazione del Dottore, che ama girare l’universo e la storia in lungo e in largo a bordo di esso. La principale caratteristica che rende famoso il TARDIS è il fatto che le sue dimensioni sono illusorie: infatti l’interno è enorme, mentre l’esterno è quello di una cabina telefonica d’emergenza della polizia britannica degli anni sessanta. Tale aspetto è causato dal malfunzionamento del Circuito Camaleonte, che normalmente dovrebbe alterare l’aspetto del TARDIS per mimetizzarlo in qualunque luogo vada.”

Interessante vero? Ma ora vi chiederete: chi è il Dottore?
Abbiate un pò di pazienza: sarà l’argomento del prossimo post!